Fiumicino: sigilli al porto, per Caltagirone uno dei 7 avvisi di garanzia

Carenze strutturali, problemi di stabilità e sicurezza, sarebbero all'origine del provvedimento che all'alba ha posto sotto sequestro l'area del nuovo porto turistico di Fiumicino, progettato per diventare il più grande del Mediterraneo, e il più attento ai moderni principi della bioedilizia, con con 4 darsene principali, 1445 posti per barche, su una superficie complessiva di oltre 104 ettari, strutturati con materiali rinnovabili, tecnologie a basso impatto ambientale e sistemi informatizzati per gestire e controllare l'energia utilizzata.

La guardia di finanza di Roma su disposizione della Procura di Civitavecchia sta anche preparando 7 avvisi di garanzia per frode nelle pubbliche forniture, tra questi spiccherebbe il nome del big dell'imprenditoria romana, Francesco Bellavista Caltagirone, insieme a quello del direttore dei lavori, dei legali rappresentanti e dei consiglieri delle società coinvolte nel meccanismo di affidamento dei lavori.

Dalle prime indagini condotte dal Nucleo di polizia tributaria della Gdf, sembrerebbe emergere il solito tentativo di risparmiare sui costi, inferiori ai 400 milioni stimati, perpetrato con un articolato meccanismo che affidava i lavori a imprese riconducibili, direttamente o indirettamente, al gruppo Acqua Pia Marcia di Roma di Caltagirone.

L'obiettivo era quello di realizzare il nuovo porto a costi sensibilmente , il tutto a beneficio delle società del gruppo e a scapito della sicurezza e della qualità delle strutture realizzate, per un valore di 19,5 milioni. Oltre a Caltagirone, sono indagati Per tutti l'accusa è frode in forniture pubbliche.

Foto | Blogo - Iniziative portuali

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