Nel 2005 ascoltavamo Ardecore

ardecore

La primavera che fa bene al core, dura un momento e fugge de cariera, ma si c'avessi un brivido d'amore, per me sarebbe sempre primavera... no non sono in crisi sentimentale, sto semplicemente ascoltando uno dei più grandi dischi italiani incisi negli ultimi anni ovvero Ardecore, disco d'esordio del gruppo omonimo. Non è roba nuova dato che è uscito tre anni fa, ma mi sento caldamente di consigliarlo a tutti i lettori che amano la musica.

Qualche post fa parlavamo di tradizione, ebbene questo disco trasuda tradizione romana da tutti i pori dato che si tratta della reintrepretazione di stornelli romani, le classiche storie d'amore e di coltello. Questo potrebbe far storcere il naso ai più giovani, ma commetterebbero un gravissimo errore. Si, perchè Ardecore affonda le radici nella tradizione ma l'ambito sonoro nel quale si muove è attualissimo.

I classici ritornelli non vengono mai stravolti, ma assumono sfumature noir, blues, che ne evidenziano la drammaticità dei contenuti. Non per niente abbiamo alla chitarra Geoff Farina (leader dei Karate), alla voce il grande Giampaolo Felici (Blind Loving Power), Luca Venitucci alla fisarmonica e al Fender. L'ascoltatore distratto pensa che i ritornelli romaneschi parlino solo di polli, vino e compagnia, invece spesso si parla di cose dolorosissime: storie di carcere (Madonna dell'Urione), bambini affogati (Lupo di Fiume), mogli morenti (Madonna dell'Angeli), di povertà estrema e dignità.

Mi sono chiesto spesso da dove proviene la violenza di queste storie, e sicuramente è legata alla povertà che caratterizzava la capitale. Ma anche forse, alla necessità di scalfire l'indole cinica del romano, per arrivare a farlo commuovere con una semplice canzone (cosa che invece a Napoli riesce con molta più facilità).

Bando alle ciance, se trovate questo disco (provate alla Feltrinelli magari) compratelo ad occhi chiusi, anche perchè è venduto a prezzo popolare. Avrete un ottimo esempio di tradizione che riesce a rinnovarsi.

Va detto che gli Ardecore hanno in seguito sfornato un secondo disco, Chimera, che cerca giustamente di non ripetere l'esperimento precedente, e di introdurre nuove canzoni in italiano e non solo in romanesco.

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