Roma caput mundi: tra Colosseo, Curia Iulia e Tempio del Divo Romolo nel Foro romano

Roma caput mundi

L'espansione politica e culturale dell'antica Roma, le tracce lasciate dalle loro conquiste e i confini del grande impero sono ben noti a tutti, un po' meno quelle sfumature e contraddizioni che hanno reso Roma capitale del mondo «caput orbis terrarum o caput mundi» e la potenza universale oggetto di fraintendimenti e strumentalizzazioni.

«Roma Caput Mundi. Una città tra dominio e integrazione» si pone l'ambizioso obiettivo di compiere un lungo viaggio alle origini del dominio, fatto di sforzo bellico e senso civico, schiavitù e una notevole capacità di integrare vinti, razze e culture, con una grande mostra promossa dalla soprintendenza per i Beni archeologici di Roma, sculture, rilievi, mosaici, affreschi, bronzi e monete, dislocate lungo un percorso espositivo che attraversa il Colosseo, la Curia Iulia e il Tempio del Divo Romolo nel Foro romano.

Il Tempio del Divo Romolo al Foro Romano, ospita le invenzioni di Roma e della romanità tra politica e cinema e il modo nel quale la finzione ha frainteso la realtà, con pannelli allestiti dall'architetto Andrea Mandara insieme a Claudia Pescatori, dove scorrono le immagini dei film sull'antica Roma girati a partire dai primi del Novecento, e bacheche con manifesti e copertine di riviste degli anni Trenta del secolo scorso, che inneggiano alla disciplina, al valore bellico, all'amor di patria, allo sviluppo demografico, al valore della razza.

Tutte «virtù» attribuite erroneamente agli antichi romani e propagandate come modello per l'Italia all'epoca della conquista dell'Etiopia e della fondazione dell'impero. «I romani antichi erano razzisti fino all'inverosimile!», proclamò il duce nel 1938, in coincidenza con l'emanazione delle leggi razziali.


I romani non erano certo santi ma neanche razzisti come li dipingono stereotipi del genere, e la loro politica dell'integrazione che puntava ad arricchire il corpo civico, concedeva facilmente la cittadinanza, liberava gli schiavi rendendoli «quasi cittadini» e era abbastanza indifferente alla purezza della stirpe.

«Roma - afferma la soprintendente Mariarosa Barbera - era una città aperta alle altre genti, tanto che si può tranquillamente parlare di una Roma etrusca e di una Roma greca. Fin dalla fondazione fu riservato agli stranieri un luogo di rifugio inviolabile, l'Asylum».

Un aspetto messo in risalto dalla nella Curia, attraverso il manifesto dell'integrazione romana, le origini esotiche e la Roma città etrusca, con le grandi statue di Claudio e di Caracalla, accanto all'epigrafe con l'orazione che Claudio tenne proprio nella Curia, nel 48 d.C., per convincere i senatori ad accogliere tra i loro ranghi alcuni notabili delle province della Gallia Transalpina. Nel suo discorso, l'imperatore sostenne che da sempre i romani avevano aperto il governo della città agli stranieri.

Citava il sabino Numa, l'etrusco Tarquinio Prisco, il grande Servio Tullio che era forse figlio di una schiava, gli spagnoli Traiano e Adriano, gli africani Settimio Severo e Caracalla, Massimino il Trace che aveva addirittura origini barbare.

Il frammento del papiro che conteneva l'editto con il quale Caracalla, nel 212 d. C., concedeva la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell'impero, conservato nella biblioteca dell'università di Giessen (Germania) è ritenuto troppo fragile per viaggiare, ma è comunque presente nella guida alla mostra.ù


A questo proposito nel catalogo edito da Electa sono raccolti anche venticinque saggi scritti dai maggiori specialisti italiani e stranieri, che cercano di far luce su una storia complessa e affascinante soggetta a fraintendimenti e strumentalizzazioni politiche e ideologhe dell'età contemporanea, dalla Rivoluzione francese al fascismo.

Il percorso espositivo termina al Colosseo con bassorilievi, statue, epigrafi e quel calco della trentaduesima scena della Colonna Traiana, realizzato nel 1972. Ad arricchire il viaggio, il percorso si arricchisce anche dei flash narrativi dello scrittore Edoardo Albinati, che raccontano e commentano i temi fondamentali della mostra e alcune delle opere esposte.

La mostra a cura dello storico Andrea Giardina e dall'archeologo Fabrizio Pensando, resta visitabile tutti i giorni, dalle 8:30 a un'ora prima del tramonto, fino al 10 marzo 2013, e il biglietto (12 euro intero – 7.50 euro ridotto), consente l’accesso al Colosseo, al Foro romano e al Palatino. I biglietti sono acquistabili online sul sito www.coopculture.it, per informazioni e visite guidate: 06 39967051 (coopculture).

Roma caput mundi

Foto | © Getty Images

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