Gita fuori porta: a Bellegra per la Sagra delle tacchie ai funghi porcini

Il freschetto dei suoi 800 metri sul livello del mare e il profumo dei porcini raccolti nei boschi circostanti, rendono questo weekend a Bellegra l’atmosfera davvero autunnale. E in effetti è proprio dedicata alla stagione da poco iniziata la VI Sagra delle tacchie ai funghi porcini, in cui le tacchie sono la pasta tradizionale delle massaie locali.

Per prepararle ad hoc basta fare così: s’impastano acqua, farina e uova, poi si ‘ammassano’ e infine si taglia la pasta a figure irregolari. Ma non di sole tacchie si vive, nel fine settimana della nostra gita, nella “Città dei Panorami”, sita tra la Valle del Sacco e quella dell’Aniene: previste anche carne e bruschetta, sempre ai porcini, mentre per i più piccoli cotoletta e patatine sono di rigore.

Ma dal momento che non dimentichiamo mai coloro i quali si spostano non soltanto per mangiare, ecco i nostri consigli per un fuori porta culturale: nei pressi di Bellegra si trova il Convento Francescano che il Poverello d’Assisi visitò nel 1223 lungo il cammino verso Subiaco. In realtà la storia certa qui si ferma per lasciare spazio alla leggenda, in verità, però, ben mescolata con la fede: pare che nel convento ci siano iscrizioni che testimonino la presenza di Francesco che convertì due briganti.

Vi sembrerà cosa da nulla, ma all’epoca nella zona il brigantaggio era una vera e propria piaga sociale molto difficile da debellare! Pare, inoltre, che le spoglie dei due convertiti siano state conservate nella locale cappella di San Teofilo da Corte e lì si trovino tuttora.

Chi, invece, preferisce l’aspetto naturalistico delle nostre gite, anche stavolta non resterà deluso. Nei pressi dell’abitato si aprono, infatti, le Grotte dell’Arco: lunghe circa 1 km, ricche di stalagmiti e stalattiti, costituiscono un incredibile esempio di fenomeno carsico naturale e del tutto fuori zona. Si dividono in tre ambienti: il salone ciclopico, il salone titanico e la sala del duomo e presentano anche percorsi che è meglio lasciare a speleologi attrezzati.

Una volta, in fondo alle grotte, scorreva un torrente le cui acque alimentavano le pale di un mulino (senza Banderas) che in dialetto veniva chiamato “Mola”. Nel 1999, infine, sono state rinvenute all’interno anche alcune pitture rupestri con figure dipinte in nero e in rosso e resti paleontologici che non hanno fatto altro che aumentare il valore scientifico di queste grotte.

Foto | Ufficio stampa

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