Il capo dei vigili pronto al ricorso

Il giorno dopo la sua destituzione dal comando generale dei vigili urbani di Roma, Giovanni Catanzaro, in un’intervista rilasciata a La Repubblica parla di “omicidio mediatico” nei suoi confronti. Ammette di aver commesso una leggerezza, di essersi comportato come un comune cittadino, parcheggiando in una zona rimozione dopo aver girato senza trovare un posto libero, ma si sente trattato come un criminale e si sfoga: “Le televisioni stanno dando risalto a questa storia della sosta vietata come se fosse l’arresto di Provenzano. È stato montato un polverone”.

L’ex comandante sta inoltre valutando la possibilità di fare ricorso. A suo dire, non avrebbe commesso alcuna infrazione e cita l’articolo 7 del codice della strada, secondo il quale dopo le 20, sotto il cartello di sosta vietata, deve essere indicato “sosta vietata anche di notte”. E per quanto riguarda il permesso per invalidi della suocera, esposto sulla sua Alfa Brera, si sarebbe trattato solo di un’innocente dimenticanza. Anzi, in quanto scaduto, non gli avrebbe neanche portato alcun vantaggio. “E’ chiaro che se un vigile vede la macchina in zona rimozione con un permesso scaduto, fa la multa e rimuove l’auto. Sarei stato un cretino ad esporlo – e per concludere, aggiunge - ma poi lei pensa che tutti i comandanti dei vigili d’Italia non abbiano mai posteggiato la macchina con una sosta irregolare?”. Il buon esempio.

intervista | repubblica.it

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