Ultras romanisti e laziali: una volta nemici, oggi uniti contro lo Stato. Una riflessione

Romanisti e laziali, ma anche milanisti e interisti, juventini e resto del mondo, un tempo erano come cani e gatti. Gli scontri fuori e dentro lo stadio tra tifoserie avversarie erano all’ordine del giorno ed io, quindicenne alle prime partite in curva, ricordo con terrore gli incontri casuali alla “palla” dell’Olimpico di Roma con i tifosi della squadra avversaria il giorno del derby. Oggi qualche volta questo genere di scontri si verifica ancora. Sempre più frequentemente, però, si osserva un altro fenomeno: le violenze non avvengono più tra tifoserie nemiche ma tra forze dell’ordine ed ultras, spesso uniti in rappresentanza di diverse fedi calcistiche. Cosa è successo? Cosa ha prodotto questo cambiamento?

La mutazione genetica della tipologia degli scontri domenicali avviene durante la seconda metà degli anni 90, quando le curve italiane diventano laboratorio politico di formazioni di estrema destra. Gli ideali di una grande parte di ultras, in altre parole, si sovrappongono perfettamente ai valori di riferimento di alcune formazioni politiche estremiste (qualche volta anche in maniera trasversale): fedeltà al gruppo, solidarietà per il simile, amore per la tradizione, una certa propensione all’eroismo individuale, repulsione del calcio moderno così come della società contemporanea ed i suoi finti valori. Sono dunque la politica e l’ideologia il collante che unisce curve un tempo nemiche. E non è un caso che oggi la maggior parte degli scontri tra tifoserie cittadine avviene più per motivi politici che calcistici (i rossi livornesi contro i neri laziali o veronesi, i padani bergamaschi o bresciani contro i romani giallorossi). Romanisti e laziali sempre più raramente si scontrano e sempre più frequentemente sono idealmente vicini nelle lotte da condurre insieme.

Naturalmente va fatta una distinzione tra gli ultras in senso generale ed ultras politicizzati. E non si vuole in nessun modo equiparare la destra estrema tutta con chi compie atti di vandalismo. Esiste e resiste, infatti, nelle stesse tifoserie interessate dal fenomeno della politicizzazione dei gruppi un altro modo di interpretare la mentalità ultras che nulla ha a che vedere con la politica. In questo caso a smuovere le passioni sono solo l’amore per i colori della squadra e la volontà granitica di sostenere la squadra in ogni momento. Una fede autentica ed un amore per i colori che unisce ultras simpatizzanti di destra come di sinistra.

Riassumendo, quello che è successo in pochi anni è che gli ultras si sono riconosciuti come blocco compatto portatore di certi valori. Ed in quanto tale si sono contrapposti ideologicamente e fisicamente alle forze dell’ordine in quanto rappresentanti di uno Stato che non riconoscono più e che spesso, non tollerando il loro mondo e le sue manifestazioni violente e non, li reprime con arresti e diffide. Gli scontri contro Polizia e Carabinieri ci sono sempre stati, questo va bene ricordarlo. E’ però in questa fase che alcuni ultras si uniscono contro la società moderna sotto il grido “i colori ci dividono, la mentalità ci unisce”. La curva diventa così un luogo di aggregazione per molti giovani, dove vivere con amore la propria fede ed i propri ideali e valori al di la delle appartenenze e contro questa concezione di Stato. Come al solito nessun giudizio da parte di chi scrive. Sarei invece interessato a contributi per chiarire meglio quanto detto e per capire se quanto scritto è corretto oppure no.

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