Fiorito scuote fondi Regione: Polverini convoca consiglio

Franco Fiorito, ex capogruppo del Pdl alla Regione Lazio, ex presidente della commissione Bilancio, ex coordinatore regionale di Frosinone, indagato con l'ipotesi di peculato (appropriazione di denaro pubblico) nell'inchiesta sulla gestione dei fondi regionali assegnati al partito, ha scoperchiato il vaso di Pandora in Regione, spingendo la Presidente Polverini a convocare un consiglio straordinario.

Entro e non oltre lunedì 17 settembre conosceremo la natura delle comunicazioni urgenti invocate dalla Polverini (che minaccia le dimissioni), e le probabili decisioni riguardo i tagli sui costi della politica e i fondi ai partiti, tema già caldo tra la Polverini e Mario Abbruzzese (Presidente del Consiglio Regione Lazio), che l’inchiesta Fiorito e la bufera che ha innescato rende impellente.

La Regione Lazio affatto immune a bufere e scandali, sorvegliata dalla Corte dei conti per sprechi e conti in rosso, è scossa dall’ennesima inchiesta che rischia di gettare discredito su un sistema di privilegi della politica che già ne ha poco.

La difesa di Mr Fiorito, affidata all'avvocato Carlo Taormina, deve giustificare movimenti di denaro sospetto trasferito all'estero negli ultimi due anni, conti folli in hotel di lusso per «soggiorno dell’onorevole Fiorito» e bonifici ricevuti sui conti personali, 4 in Italia per Bankitalia, tre comunicati ufficialmente, più uno segreto.

A Fiorito viene contestato di aver effettuato, dal 2010 a oggi, sempre la stessa operazione bancaria per almeno 109 volte. Bonifici per importi pari a 4.190 euro o a 8.380 euro (esattamente il doppio), prelevati da uno dei due conti del gruppo Pdl alla Regione e trasferiti sui suoi personali conti correnti, compresi cinque all'estero, tutti in Spagna.

Bonifici con un valore complessivo di 753 mila euro, versati tutti con la causale "articolo 8 della legge regionale 14/98", ovvero il «rimborso delle spese sostenute al fine di mantenere il rapporto tra eletto ed elettore» , tra le 4 voci dello stipendio mensile incassato dai consiglieri regionali laziali.

Il pagamento dei quasi trentamila euro, con la causale di «soggiorno dell'onorevole Fiorito» in un hotel extra-lusso a Porto Cervo, effettuato dal conto del partito è stato già giustificato dall’ex capogruppo del Pdl in Regione: «non funzionava la mia carta di credito».

Fiorito oltre a smentire ogni accusa, sembra aver fornito anche altra carne da mettere sul fuoco, stando a quando riporta il Messaggero.

«Certo, sono somme considerevoli, ma sono tutte giustificate e fatturate. Per di più controllate e vistate dai Revisori dei Conti. E’ vero, sono molti soldi, ma questo è il sistema... In ogni modo chi oggi mi accusa (ingiustamente) guardi a casa sua. E, soprattutto, ai suoi autisti e all’uso che ne fa... sono pronto a raccontare e a dimostrare come viene utilizzato il personale della Regione».

Dopo il sequestro di bonifici, conti correnti e ricevute di pagamento relativi alle spese degli ultimi due anni di tutti i gruppi, di maggioranza e opposizione, effettuati venerdì dalle fiamme gialle, i finanzieri passeranno al vaglio le spese al di sopra dei 211 mila euro, ovvero il tetto che ‘in media’ spetta ad ogni consigliere regionale per l’attività politica.

Lo sproposito di denaro pubblico che, anche in tempi di grandi sacrifici per tutti noi contribuenti, viene erogato a tutti i partiti, salta sul piatto della bilancia!

Una condotta, di chi era alla guida della commissione Bilancio, che mal si accorda con la questione delicata richiesta dalla spending review sui costi della Pisana, e che ha fatto infuriare parecchio il Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, facendo scattare l'urgenza di chiarimenti e la minaccia di dimissini.

Il grande antagonista di Fiorito, il presidente del Consiglio regionale del Lazio Mario Abbruzzese «Ho piena fiducia nella magistratura. Aspettiamo gli eventi».

Da casa Pdl Guido Crosetto si dichiara disgustato dalla vicenda: «Questa non è politica, questo è furto. Questi non sono persone che fanno politica, sono gentaglia che va cacciata con disonore e mandata a fare lavori socialmente utili».

Giorgia Meloni: «Da Fiorito mi sarei aspettata delle scuse prima di vederlo scomparire dalla politica italiana. Ma come tutti i disonesti che pensano di essere più furbi degli altri ha provato a gettare fango su chi non ha scheletri nell'armadio, per far passare il principio "i politici so' tutti ladri"».

Un principio noto ad Umberto Croppi, cacciato dalla giunta da Alemanno "perché mi sono scontrato spesso coi consiglieri proprio sui questi temi" e sistemi a disposizione dei politici disonesti per lucrare dai finanziamento pubblici, che non esita a fare una chiacchierata con Repubblica.

"Non dico che tutti utilizzano fondi pubblici a scopi non legittimi. Ma che il meccanismo del caso Fiorito non può che far parte di un sistema condiviso. Non è un caso che Piccolo e Fiorito, i consiglieri più votati in Comune e in Regione, siano sotto inchiesta per finanziamenti illeciti".

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