Antropologia urbana: Il mago di Oz dietro la Feltrinelli


Alla libreria Feltrinelli di largo Argentina accade una cosa speciale: una parete trasparente separa la sezione di studi sociali da un grigio ufficio dell’amministrazione. Quel vetro ci rivela, di straforo, le etichette dei raccoglitori allineati negli archivi, tristi quanto sono variopinti i dorsi dei volumi in vendita che, di là di quella sorta di vetrina, fanno loro da controfigura movimentata.

Così, mentre una piccola pariola è tutta intenta, da una parte, a spulciare fra la saggistica, le corrisponde, oltre quel sipario spalancato, un impiegato. Un mago di Oz particolarmente commovente, perché non ha potuto apparire più grande di quello che sia per davvero; mentre, di fatto, lo è, se gli riesce di trasformare i rotoli di scartoffie contabili che esamina tutto il giorno - senza neanche una figura - in verdi manuali di giardinaggio; mensili musicali da scrocco; perfino in libri per bambini che mai sfiorerà.

In quella libreria, siamo decorazione per quella scrivania affaccendata, almeno quanto il suo abitante, per noi, è racchiuso in un ufficio-acquario, in un reality-show per una volta reciproco.

Foto - Mistero: il mago di Oz non rimane impresso nel sensore digitale. Ma al momento dello scatto c'era!

Giovanni De Stefano

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