Roma e la direttiva 38

Un richiamo alla legalità che non chiuda le porte ai cittadini stranieri desiderosi di rifarsi una vita in Italia. Così il Commissario Ue Franco Frattini ricorda la direttiva europea entrata in vigore nell'aprile 2006, che stabilisce un filtro alla libertà di movimento: in sostanza, il cittadino immigrato deve dimostrare allo Stato che l'accoglie di essere in grado di mantenersi. In caso contrario, via. La genesi della norma risale all'allargamento comunitario a Polonia e Romania e fu promossa per evitare il cosiddetto "country shopping", ovvero il bighellonaggio nel Paese che si vuole. Ai singoli Stati è lasciato il compito di vagliare il quantum, la soglia minima di reddito al di sotto della quale effettuare il rimpatrio.

La direttiva 38 è in vigore in Francia e in discussione in Gran Bretagna e Irlanda. E nelle prossime settimane non si esclude che tale provvedimento possa essere preso in considerazione anche nel nostro paese. Giuliano Amato, ministro degli Interni: «Se fossimo così incoscienti da pensare che la sicurezza non è un nostro problema, creeremmo le condizioni per una svolta reazionaria e fascista nel nostro Paese. Se c'è una cosa che un democratico deve saper fare è non svegliare la tigre della reazione». Il problema, secondo il capo del Viminale, si avvertirebbe principalmente nelle grandi città come Milano, Torino, e Roma, dove il numero degli stranieri è aumentato esponenzialmente con l'allargamento a Est dell'Unione Europea.

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