Pincio: cede il muro del Valadier insieme alla polemica

Nella città vecchia a rischio crollo, i muri ogni tanto cedono al peso degli anni, di cavilli burocratici, economici e politici, ma sovente rilasciano chiacchiere e polemiche più polverose dei detriti, quello caduto nella notte tra il 21 e il 22 agosto in via Gabriele D'Annunzio, sulla salita che collega piazza del Popolo al Pincio ne è una prova eloquente.

Il crollo del muro di contenimento del terreno, alto 12 metri e lungo dieci, ha subito interdetto 110 metri di strada, deviato il traffico, allertato sopralluoghi, stime dei Beni Culturali, messa in sicurezza e lavori di restauro ‘lampo’, del resto già contemplati sui tornanti ma in attesa dei fondi bloccati dal patto di stabilità. Con la strada però si è aperta anche la stagione della caccia alla causa e al colpevole insieme alle olimpiadi dello scarica barile.

Il cedimento del secondo tornante dei tre che collegano la Terrazza del Pincio a Piazza del Popolo, costruiti dell'architetto Giuseppe Valadier nella pria metà dell’800, segue quello di una parte del muraglione secentesco che circonda la vicina Villa Medici avvenuto lo scorso 13 agosto, in un zona che a luglio ha completato i lavori di restauro per la parte relativa al Ninfeo, e con un progetto dell’Ufficio città storica ha già pianificato quelli dei tornanti.

Secondo il sovrintendente ai Beni Culturali di Roma Umberto Broccoli, il crollo

«è la diretta conseguenza delle intemperie: prima la neve, poi di un inverno molto piovoso, a cui si è aggiunta un'estate molto secca. Quindi prima molto bagnato, poi molto asciutto hanno creato il distaccamento di quella che possiamo definire la ‘fodera’ del muro della profondità di un mattone».

Il sindaco ha precisato che la stima per il ripristino del danno ammonta a «300mila euro» e le squadre sono già al lavoro, ma le considerazioni di Alemanno su cause e soluzioni, hanno contribuito parecchio a sciogliere lingue e vecchi fardelli:

"si tratta solo di un danno superficiale. Questo è solo un normale incidente che può accadere, ma come si vede, la struttura è rimasta apposto. Non è successo nulla di grave. Il nostro problema vero è il patto di stabilità: non possiamo spendere soldi per restauro per questo vincolo. Bisognerebbe che il Governo derogasse al patto per questi interventi. Non è possibile che per vincoli di carattere economico non si possano fare interventi che poi possono portare a situazioni di questo genere. Qui sono già stanziati un milione e 300 mila euro per il restauro della seconda parte del Pincio, fino a piazza del Popolo, ma non possiamo utilizzare questi fondi a causa del blocco del patto di stabilità. Scriverò al Ministero dei Beni culturali per chiedere di intervenire sul governo perché si possa avere una deroga per gli interventi più urgenti e necessari per tutelare e poter restaurare il patrimonio artistico romano".

Per Matteo Orfini, responsabile Cultura del Pd,

«Basterebbe poco - una ordinaria attenta e professionale manutenzione, che peraltro costa assai meno dei restauri d'emergenza a cui siamo ciclicamente costretti. Nel caso in questione poi, si dimostra l'assoluta inadeguatezza della gestione Alemanno».

Sintetica la nota del responsabile cultura di Sel area metropolitana di Roma Leonardo Ragozzino:

"Il crollo di stanotte del muro Valadier sui tornanti del Pincio, che fortunatamente non ha causato danni a persone e cose per via dell'ora dello smottamento, mostra ancora una volta l'incapacità della giunta capitolina di fronteggiare le emergenze nella gestione dei beni archeologico culturali"

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In una nota il consigliere del PD Dario Nanni, vice-presidente della commissione lavori pubblici del comune di Roma, dichiara:

"La città subisce un crollo importante nel suo salotto buono e secondo il Sovrintendente e il Sindaco è colpa della neve e del caldo. Come al solito si cerca una responsabilità dei guasti della città sempre al di fuori dell'amministrazione che governa Roma e a forza di cercare si trovano scuse sempre più fantasiose. Forse in Campidoglio più che altrove si fa sentire l'effetto di Lucifero, l'ultimo anticiclone africano. Da mesi denuncio l'aggravarsi del fenomeno delle voragini e degli smottamenti a Roma e ho chiesto di adottare come strumento di prevenzione la mappa elaborata da Ispra, Cnr, Protezione Civile e tecnici capitolinidove si evidenziano le zone più a rischio nella città tra cui il centro storico, ma anche il Prenestino, Casilino, Tiburtino, Labicano-Appio, Esquilino e Portuense. E' da questi elaborati che si deve mettere in atto un opera di manutenzione e prevenzione che invece a Roma è assente. Ricordo che è in corso di espletamento concorso per geologo una professionalità che ormai al comune di Roma si è pressochè estinta e che invece è preziosa proprio per prevenire eventi di come quello accaduto nella notte al Pincio".

Analogo tono la nota del segretario del Psi Roma Atlantide Di Tommaso:

“Proprio ieri l’intero patrimonio storico culturale del nostro paese, e di Roma in particolare, veniva criticato dalla stampa internazionale per lo stato di incuria e di degrado per come viene mantenuto. Oggi il crollo del muro del Valadier ne è la conferma. Ancora una volta Alemanno e la sua giunta mostrano e confermano tutta la loro incapacità a gestire e valorizzare un patrimonio culturale unico al mondo. Patetica la sua dichiarazione che riduce tutto a nulla di preoccupante. Una continua rincorsa all’emergenza restauri che non solo costa di più di una normale e sapiente manutenzione ordinaria ma, può evitare il loro declassamento per le inevitabili critiche che mettono alla berlina internazionale l’intera gestione del nostro patrimonio culturale e monumentale, con conseguenti forti ripercussioni sul turismo e l’intera economia capitolina e nazionale. Anche il governo nazionale deve fare la sua parte perché è opinione unanime che puntando proprio sulla cultura e il rilancio del proprio patrimonio culturale che il Paese può uscire dalla crisi economica e occupazionale in cui si trova"

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Foto | Flickr

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