Colpi di scena al Brancaccio

Che il teatro sia luogo di colpi di scena è cosa risaputa. Che questi però, anziché essere affidati a una finzione, facciano parte della realtà stessa dello stabile è cosa meno frequente. Ecco le ultime novità sull'affaire Brancaccio: la proprietà del teatro ha offerto a Gigi Proietti la direzione artistica riservandosene la gestione; l'attore ha convocato i giornalisti nella sala, ha rifiutato la proposta e dichiarato: «Sono pronto a prendere io in affitto questo teatro. Farò domattina un'offerta alla proprietà, e pagherò con i miei soldi, i miei risparmiucci. Per ora sono solo privato del mio teatro, ma io voglio essere un privato a tutti gli effetti. Il teatro lo voglio prendere io».

Poi in serata, alla festa pensata giorni fa per l'addio Proietti sale sul palco accompagnato da tre minuti di applausi, davanti a tanta gente e molti amici. Ci sono Renzo Arbore, Leo Gullotta, Gigi Magni, Gianni Minà, Ferdinando Adornato e il sindaco Veltroni. Qui l'attore ribadisce il no a Longobardi: «Nessun direttore di teatro pubblico è pagato con gli utili. Mi vuole ancora qui? Mi paghi profumatamente». Poi difende il sindaco: «Se io sto qui, se ho potuto aprire il Globe Theatre a Villa Borghese, lo devo a Veltroni. Lo dico e voglio ripeterlo chiaramente: è lui che mi ha sostenuto e a lui devo questo Teatro». Infine tende la mano a Maurizio Costanzo: «Ha fatto un errore nell'accettare la nomina e se ne è accorto. Si può sbagliare. Del resto, si è dato una salvata e magari potremo tornare anche amici».

Accusa il ministero dei Beni culturali, «il vero convitato di pietra in tutta questa vicenda», ringrazia la mobilitazione cittadina e torna sulla sua proposta: «Posso farcela da solo con un prezzo congruo, perché so quanto vale questo teatro. Sono un esponente del ceto medio agiato, ma se non bastasse posso farlo con qualche collega, e spero nelle sovvenzioni che tutti, Parioli compreso prendono. Anche noi le abbiamo: speriamo che aumentino».

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