Altissima, purissima, potabilissima

Tempo d'estate, tempo di refrigerio. La cosiddetta "carta di identità" dell'acqua, diffusa tre mesi fa in tutta Italia, aveva sancito quella di Roma come la migliore: assoluta sicurezza igienica garantita dall'assenza di indici microbiologi; discreto livello di mineralizzazione che ne determina la gradevolezza; bassa concentrazione di nitrati; pressoché totale mancanza di piombo, arsenico, cadmio, cromo e nichel. Trasportata ad alta pressione direttamente dalle sorgenti per 140 chilometri, l'acqua che sgorga da fontane e "nasoni" non ha nulla da invidiare alle acque minerali acquistate nei supermercati. Di questo è sicuro Roberto Zocchi, presidente LaboratoRi, società del gruppo ACEA che ne monitora la qualità: «La normativa sulle acque potabili è stringente e facciamo controlli continui con cadenze giornaliere. Arriviamo a 250mila controlli l'anno». Le minerali imbottigliate subiscono invece per legge un solo controllo ogni cinque anni.

«Abbiamo la fortuna di poter pescare alla fonte un fiume di acqua purissima - prosegue Zocchi - e abbiamo due livelli di controllo. Il primo lo fa il gestore, controllando l'acqua che scorre in linea. Poi ci sono le stazioni biologiche con le trote: se sono vive, tutto va bene. Infine, le 250mila determinazioni analitiche sull'acqua distribuita. Preleviamo i campioni alle fonti, ai centri idrici e alle fontanelle; e facciamo analisi microbiologiche, chimico-fisiche e chimico organiche». Il tallone di Achille di questa perfetta gestione è "l'ultimo miglio", cioè quando dal contatore si passa all'utenza; da lì in poi spetta al condominio adeguare gli impianti.

Sovente si notano però macchie biancastre. «Sono carbonato di calcio, causate proprio dall'arrivo diretto dalla fonte. Ma attenzione: qualsivoglia problema relativo ai calcoli è da escludere, anzi l'acqua di Roma ha effetto contrario. Nessuno studio epidemiologico ha mai trovato picchi di calcolosi». E se resta in bocca un certo sapore di cloro? «Basta conservare qualche minuto l'acqua in caraffa. O meglio ancora in frigo, aggiungendo magari una goccia di limone». Con buona pace di una famosa e ormai molesta particella di sodio.

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