Voglia di etichetta: le nuove Sette Meraviglie

Novanta milioni di persone hanno risposto all'iniziativa del regista Bernard Weber per l'elezione di nuovi siti archeologici di rilevanza mondiale. Nella cerimonia, svoltasi in pompa magna ieri a Lisbona, sono stati annunciati i risultati: il Colosseo di Roma, la Grande Muraglia cinese, Petra in Giordania, la statua del Cristo redentore di Rio de Janeiro, le rovine di Macchu Picchu in Perù, la piramide di Chichen Itza in Messico, e il mausoleo del Taj Mahal in India. Questi andranno ad aggiungersi alle Sette Meraviglie del mondo antico ricordate da Antipatro di Sidone e, con l'eccezione della Piramide di Cheople, tutte scomparse. L'Anfiteatro Flavio è dunque l'unico monumento di un paese che vanta circa i 3/5 del patrimonio artistico mondiale; una scelta che sa di automatismo turistico. Nella lista iniziale non figuravano infatti Venezia, la basilica di san Pietro in Vaticano, il Foro di Roma, la Reggia dei Borbone a Caserta, il centro storico di Firenze.

Critica l'Unesco: «La lista è frutto di una iniziativa privata che non potrà in alcun modo contribuire in maniera significativa e durevole alla preservazione dei siti eletti. E non c'è alcun punto di paragone fra l'iniziativa mediatica e il lavoro scientifico ed educativo che porta all'iscrizione dei siti sulla Lista del Patrimonio Mondiale». Polemiche anche per le modalità di voto. L'iniziativa ha avuto più impatto in alcuni Paesi, come il Brasile o la Cina, paesi popolosi e quindi con il maggior numero di potenziali votanti, che si sono mossi con fervore nazionalista in difesa della propria causa.

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