Come finire su Repubblica.it via Twitter senza essere citati

Non è stata molto elegante la figura che ha fatto Repubblica.it, con le sue ultime pagine sull'incendio a Roma. E non è la prima volta. Le notizie, si sa, oggi corrono sui social network. Ed è la cosa più utile e più importante di questo schizofrenico mondo perennemente online in cui siamo stati scareventati. Purtroppo però il "giornalismo tradizionale" fatica a prenderne atto.

Si accorge che i social network sono meglio delle agenzie. Perché la notizia arriva prima, ricca di dettagli, direttamente dal posto. Magari con foto! E tutto gratis! Ed ecco che scopre la contaminazione social, il re-tweet, lo share. Solo che poi gli viene il "braccino" quando deve citare. L'ansia di "perdere connessioni" o di regalarne è troppo forte. Troppo atavica. La competizione prima di tutto. Prima della notizia.

Così capita di vedere la propria foto messa su Twitter campeggiare sulla prima pagina, in home page per essere precisi, di Roma.Reppublica.it. Nulla di male all'inizio, perché la citazione (pur non essendo un link effettivo) c'è. Peccato che poco dopo scompare, e ricompare solo cliccando sulla foto di un titolo, per altro scorretto con un grottesco refuso.

Questo è un grosso errore. Perché personalmente, ma credo per tutti coloro che lavorano nel web, la contaminazione è accettata, basta che non ci sia malafede. "Citarsi addosso" è lo slogan di Woody Allen che funziona anche in Rete. Autoreferenziarsi, ok, ma referenziare anche dove si recupera il materiale. Fa parte della netiquette. Che poi altro non è che buona educazione.

Ma il giornalista no, magari copia e incolla da Wikipedia e non lo dice, peggiorando la sua posizione di copione. Pensa che sia controproducente e non si accorge che si rende ridicolo. Oppure inventa qualche piccolo stratagemma, come in questo caso, perché si crede "furbo". Che pena. Questi trucchetti sono patetici. Oggi poi, con l'immediatezza dei social e dell'archivio storico in un click.

Ecco. Vi ho raccontato la storia perché andava fatto. Io volevo invece scrivere di come ho seguito la vicenda incendio attraverso Facebook e Twitter. Tramite i commenti e i post dei lettori, degli amici, della tanto vituperata social media strategy. Che ti permette di sapere subito cosa succede. Generando "traffico" virtuoso. Senza abbonamenti, e senza rubare.

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