Neonato morto Roma, ipotesi di falso in atto pubblico

Si aggrava la posizione degli indagati (sette medici e 13 infermieri) per la morte del piccolo Marcus, il bimbo filippino deceduto al san Giovanni di Roma il 27 giugno. La procura ha infatti deciso di indagare anche per il reato di falso in atto pubblico poiché l'ipotesi è che la cartella clinica del piccolo potrebbe essere stata manomessa.

Anche gli ispettori del ministero della Salute d'altronde, nel loro rapporto, avevano parlato di cartella clinica “lacunosa” e quindi poco chiara. L'ipotesi purtroppo, potrebbe essere quella formulata già nelle prime ore dall'apertura dell'inchiesta, ovvero quella di nascondere ai genitori del piccolo le cause della morte. A rinforzare questa idea arrivano alcune dichiarazioni della madre di Marcus, la signora Jacquiline De Vega.

Addirittura, la donna attraverso il suo legale – che è anche il suo datore di lavoro - ha fatto sapere che i medici avrebbero parlato di “complicazioni”, di un “evento naturale”:

“Il 28 giugno, alle due del mattino, e' stata chiamata dall'ospedale e le e' stato detto che c'erano state delle complicazioni legate ad un'insufficienza respiratoria... hanno parlato di un evento naturale. Anche l'effettuazione della prima autopsia e' stata interpretata da noi come un passaggio connesso ad una indagine generale su fatti di malasanita', senza alcun fatto specifico dovuto ad un evento che poteva aver in qualche modo subito il piccolo”.

Il legale ha inoltre voluto fugare le voci girate in questo periodo che la donna avesse voluto lei stessa il parto prematuro, avesse pensato di abortire o di dare il piccolo Marcus in adozione. Il calvario della verità, per la povera Jaquiline, continua.

Foto | Flickr

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