Neonato deceduto al san Giovanni. Fra discriminazione, carenze strutturali ed errore umano

In casi come questo, di fronte alla morte di un piccolo essere umano, sarebbe meglio tacere. Riflettere, valutare. Informarsi a fondo e poi, solo poi, emettere una valutazione ponderata di chi possa essere la “colpa”. Questo l'obiettivo della giustizia, naturalmente: trovare i responsabili di quel che è accaduto il 27 giugno scorso all'interno dell'ospedale san Giovanni di Roma dove un neonato di origine filippina è deceduto.

Tante invece le opinioni della politica e dei mass media, le relazioni tecniche e le smentite che inevitabilmente in questi giorni iniziano ad affollarsi sui mezzi di comunicazione su questa vicenda, dietro la quale nelle ultime ore è emersa anche una sfumatura ancora più pesante. Quella della possibile “discriminazione” dei genitori del piccolo, perchè extracomunitari.

Lo scrivono gli stessi ispettori del ministero della Salute: “emergono suggestioni che sembrano indicare la volonta' di nascondere quanto avvenuto”. La mamma infatti sostiene di essere stata informata solo dopo ore della morte del piccolo.
Genitori, forse, “ingannati, perché magari hanno più difficoltà a conoscere e far valere i propri diritti...che qualcuno, forse, abbia contato sul fatto che la vicenda si chiudesse con la cremazione”, come denuncia il capogruppo del Pd alla Regione Lazio Esterino Montino?

Il quadro delle responsabilità di questa morte (che ad oggi vede 20 indagati, oltre ai sette medici iscritti ieri, anche 13 infermieri) sarà vagliato in ogni caso a partire dalle righe stilate dagli ispettori: si parla di “redazione "lacunosa" della cartella clinica”, “numero limitato del personale sanitario addetto" e di “un clima di conflittualita' tra il personale”

Da una parte, scrivono, “inadeguata organizzazione e gestione del personale” ma d'altra parte anche presenza di “incubatrici datate, senza possibilita' di pesata e conseguente necessita' di disconnessione continua degli infusori”.

La relazione inoltre riferisce di ripetute richieste alla Regione Lazio per questi dispositivi, l'ultima il 30 maggio 2011. Richieste che l'assessorato alla Salute della Regione ha negato, in un comunicato, di aver mai ricevuto.

La mamma, naturalmente, continua a chiedere giustizia, mentre è stata disposta una nuova autopsia del corpicino. Difficile trovare una conclusione a un post del genere. Basterebbe pensare al silenzio che avvolge le esistenze dei neogenitori in questo momento. Forse davvero, in questo caso – in attesa delle ulteriori precisazioni dei sanitari, delle opinioni degli esperti e delle valutazioni della politica - la conclusione migliore è il silenzio di una preghiera proprio per quei genitori.

Foto | Flickr

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