Misteri metropolitani, il biglietto e il controllore

Ci scrive Selfsurfer, (che già ci aveva segnalato una notizia su una strana pista ciclabile), con un’ironica, ma seria osservazione sui misteri del controllo dei biglietti in metropolitana. E con un aneddoto da vita urbana.

Mi sono sempre chiesto come mai l'azienda di trasporto pubblico faccia i controlli "a valle" invece che "a monte". Mi spiego. Certe volte, all'uscita dalla metropolitana, trovi una schiera di controllori in camicia celeste, che chiedono di vedere il biglietto. Perché gli stessi agenti non si piazzano agli ingressi, in modo da impedire l'accesso a chi non ha il biglietto? Si eviterebbero certe scene di panico, e l'immagine dell'azienda di trasporto ci guadagnerebbe. Al cinema funziona. Anche in autostrada. Non c'è ragione perché non debba funzionare in metropolitana.

Bisogna aggiungere che la metropolitana di Roma, a differenza di qualunque metropolitana del mondo, non ha i cancelli all'ingresso. O meglio, ce li avrebbe ma sono aperti. Chi vuole entra. Di conseguenza, è piena di gente che chiede l'elemosina, assorda i passeggeri con concerti orribili, rubacchia e bivacca. E tanti altri che non pagano. La pretesa di rigore e di efficienza esibita dai controllori è fuori luogo come poche cose al mondo.

Alla vista del plotone di controllori, alcuni fanno marcia indietro e tornano verso i treni. Altri affrontano il controllo, e qualcuno si accorge di non aver timbrato, o di aver lasciato a casa la tessera di abbonamento. I blitz punitivi, infatti, finiscono per colpire selettivamente gli utenti onesti - quelli che non scappano davanti ai controllori, che hanno dimenticato il portafoglio a casa, o non hanno timbrato il biglietto perché nessuno gli ha ricordato di farlo.

Viene da sospettare che sia un metodo per fare soldi in poco tempo. La multa costa 101 euro, a pagarla è la minoranza dei "multabili": ingenui che pagano subito perché per loro è meglio così. Tra costoro ci sono abbonati che hanno dimenticato la tessera a casa, o passeggeri che hanno comprato il biglietto ma hanno dimenticato di timbrare. Gente che, tanto vale, la prossima volta preferirà spostarsi in macchina, con gli effetti che sappiamo.

Fatico a intuire una qualsiasi logica di servizio nel comportamento terrorizzante dell'azienda di trasporto. E solidarizzo con la donna che stamattina si è rifiutata di mostrare la tessera, ha chiesto i nomi dei controllori senza ottenere risposta, non ha fornito le sue generalità e ha chiesto di potersene andare per i fatti suoi. Gli addetti l'hanno circondata, ma lei ha continuato a camminare avvertendo che nessuno di loro aveva il diritto di fermarla (probabilmente è vero, perché a quel punto hanno smesso di tenerla per le braccia).

Tosta la ragazza. Ma fino a un certo punto. Pochi metri più avanti, quando era sicura di non essere vista, è scoppiata a piangere. Mi ha detto che non le piace essere trattata da criminale. Come darle torto? Non è semplice la vita di noi multabili.

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