Acea in vendita: la dismissione del 21% continua

Dopo un referendum plateale, raccolte firme, manifestazioni, ricorsi al Tar, colpi di maxi-emendamento e sub-emendamenti, l’acqua di Roma rimane pubblica ma la dismissione del 21% continua.

Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso avanzato dai consiglieri di opposizione del Comune di Roma, riguardo alla violazione dei diritti delle minoranze sulla vendita di Acea, bloccando la ‘s-vendita’ fino al 24 luglio, ma dopo la sentenza della Consulta che dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 4 della Finanziaria-bis 2011, ultimo atto del governo Berlusconi, la vendita diventa discrezionale.

Se per Athos De Luca (Pd) «la decisione della Consulta mette fine alla svendita di Acea», il nostro sindaco guarda la cosa da un altro punto di vista, come spiega dal suo blog:

«La sentenza della Corte Costituzionale libera gli enti locali da vincoli rigidi nei processi di privatizzazione e liberalizzazione dei servizi pubblici locali, ma non rende affatto illegittima la nostra delibera sulla costituzione della holding e la vendita del 21 per cento di Acea».

«Per lo stesso motivo procederemo con l’approvazione della delibera 32, che non solo costituisce una holding per far risparmiare alla città di Roma almeno 20 milioni all’anno di consolidato fiscale, ma che ci consente di aprire un processo di vendita di quote azionarie di Acea, finalizzato ad acquisire risorse indispensabili agli investimenti e a rendere più efficiente la gestione del servizio idrico e dell’illuminazione pubblica, senza perdere il controllo strategico da parte dell’amministrazione. Tutto questo non ha nulla a che fare con la privatizzazione dell’acqua di Roma che rimane pubblica, così come la rete idrica».

Più o meno! In ogni caso, anche se il controllo dell'utility resta pubblico, a quanto pare all’opposizione aspettano solo la sentenza del Consiglio di Stato sulla legittimità della procedura di approvazione per la delibera 32, per presentare ricorso alla Corte dei conti: «Se Alemanno va avanti, e vende a queste condizioni di mercato, si profilerebbe un danno erariale per le casse comunali».

Chissà forse ad Alemanno servirebbe una parolina buona della Curia romana, seguendo l'esempio del vescovo della Diocesi di Reggio Emilia, Monsignor Adriano Caprioli, quando ai tempi del Referendum esplicitò la sua posizione: 'L'acqua è fonte di vita. Perciò essere proprietari dell'acqua significa essere proprietari della vita altrui'.

Foto | Flickr

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