Le grandi domande metropolitane: perché il caffè freddo costa di più?

Ecco un quesito a cui solo chi è del mestiere può fornire una risposta adeguata. Con l'arrivo della calura noi romani optiamo quasi sempre per la versione "fredda" del caffè. Attenzione, il romano si accontenta di poco, non pretende lo shekerato trendy del nord, o, il sofisticato "caffè in ghiaccio" del sud. Qui non si parla di granite, panna o creme.

A noi piace il caffè normale, freddo, zuccherato (o nero, più difficile da trovare). Spesso accompagnato dal latte freddo, che diventa l'improbabile "cappuccino freddo". Mentre in questo ultimo caso, il latte dovrebbe essere schiumato e caldo.

Insomma, bando alle ciance. A Roma il caffè freddo è un rito. Un toccasana. Quello che non ho mai capito, però, è perché, al bar o in caffetteria, lo facciano pagare tanto caro. Praticamente il doppio dell'espresso (anche macchiato) classico.

La tesi principale è che "va preparato e conservato in frigo". Ma non è tanto credibile. Dopo tutto, "fare" un espresso dovrebbe consumare simili energie di polvere e di energia. Lo zucchero? E chi lo ha chiesto? La quantità, forse, certo, ma il caffè freddo è visibilmente annacquato. Non potrebbe non esserlo. Tanto che viene sempre "agitato" prima di essere versato. Allora perché viene fatto pagare tanto?

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