Rifiuti di Roma: nei cassonetti a scomparsa!

Quando si parla di rifiuti, uno si aspetta che la faccenda puzzi, ma quelli di Roma vanno ben oltre l’immaginazione più fervida, vanno oltre la città-discarica di Malagrotta che straripa e la o le nuove discariche che latitano, oltre la raccolta differenziata che non funziona, e nel mio quartiere, come in molti altri, non è proprio arrivata.

In una città che piange crisi e miseria, non solo quando deve alzare l’aliquota Imu e le tasse locali, con un emergenza rifiuti che puzza sul serio, da morire, non solo per colpa di questo gran caldo, l’Ama, che con i suoi trascorsi dovrebbe far raccogliere i rifiuti ai suoi dirigenti per avere un po’ di solidarietà dai romani, sperimenta i cassonetti interrati “a scomparsa” di via della Villa di Lucina, nel quartiere San Paolo, anche se va detto che quei bussolotti aspettano questo giorno dal 2010.

13 piattaforme idrauliche che ospitano ognuna un cassonetto collocato sotto il livello stradale, profondo circa 2 metri e mezzo, con una “bocca” esterna in acciaio, provvista di indicazioni per il corretto conferimento dei rifiuti separati, che al passaggio del compattatore addetto alla raccolta, solleva la piattaforma “a scomparsa” con un motorino elettrico, azionato con un telecomando.

“Un sistema funzionale e innovativo”, per l’assessore all’Ambiente Marco Visconti, che oltre a parlare di nuovi approcci alla raccolta dei rifiuti, ha annunciato la messa un punto di una delibera quadro “per introdurre il modello di raccolta nei quartieri di nuova realizzazione”.

Peccato appaia invece, anche ad un occhio meno competente in materia di ‘zozzeria’, un sistema costoso da installare e mantenere, che non funziona senza energia elettrica e di certo non risolve l’urgenza di iniziare ad usare le poche risorse a disposizione per interventi risolutivi, per esempio far partire il sistema di raccolta differenziata in tutta la città e iniziare magari anche a riciclare i rifiuti in percentuali rilevanti.

Non servono le considerazioni degli attivisti di Legambiente Lazio per capirlo, ma potrebbero essere comunque istruttive per molti, soprattutto quando riportano l’esempio di Palermo che “in alcuni quartieri ha ben avviato il porta a porta, allo stesso tempo ha detto addio ai vecchi cassonetti a scomparsa a causa degli elevati costi della manutenzione”.

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