Le grandi domande metropolitane: Perché i condizionatori devono condizionare la nostra esistenza?

"Ognuno hai i suoi demoni" parafrasando una battuta di quel distributore di citazioni che fu Pointbreak. Fra i miei preferiti (ne ho un baule intero sotto il letto) c'è quello delle arie condizionate. O meglio, della mia personale battaglia donchisciottiana contro i mulini a vento dei condizionatori.

Se c'è una tipica febbre del nuovo millennio è quella di peggiorare la situazione perché non si sopporta il benché minimo fastidio. E per arginarlo, si produce un disastro sociale. Così il caldo africano sempre più padrone delle nostre metropoli, ora diventa un caldo cino-asfissiante.

Le strade diventano impraticabili anche per questa bolla gonfiata di "afa condizionata", aria già calda che si mischia ad aria più calda pompata fuori dai condizionatori che sputano all'interno arie gelide, spesso contaminate, sicuramente viziate (la manuntenzione dei filtri è una cosa molto più complessa di quella che vogliono dare da credere).

E non c'è solo un problema ecologico ed energetico a farmi imbufalire. C'è soprattutto quello estetico. Pareti, anzi facciate di edifici storici letteralmente massacrate da osceni bocchettoni di condizionatori esterni.

L'aspetto più grottesco, tipico della schizofrenia del terzo millennio, è lo sbalzo termico artificiale che si considera necessario per questa stupida umanità del benessere (?!): Perché se fuori fanno 40 gradi percepiti e precipitati sulle nostre zucche vuote senza un funzionalissimo cappelino di paglia (come si vede in tutte le foto d'epoca), dentro dovremmo scendere a 19°?

Questa emblematica idiozia (dal sapore americano, tanto per cambiare) produce malanni e raffreddori ovunque. E ovviamente fa il paio con i riscaldamenti tropicali quando all'esterno si scende sotto lo zero. L'etimologia non insegna nulla. "Aria Condizionata" fa capire di cosa parliamo. "Climatizzare" fa capire quanto siamo inutilmente presuntuosi.

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