Consiglio comunale, metti la firma e scappa

La sala del consiglio comunale capitolinoLeggete e indignatevi. Dall’inizio di gennaio fino al 7 maggio ’07 ci sono state ben 37 sedute del consiglio comunale capitolino. In questo lasso di tempo su 60 consiglieri comunali esclusi i consiglieri decaduti (1), quelli dimissionari (3) e i subentrati (4), nessuno è sceso sotto le 20 presenze. Voi direte: e allora? Paradossalmente le sedute annullate per mancanza del numero legale nella votazione risulterebbero essere il 25%, una su quattro. In tre casi addirittura i lavori non sono neanche stati aperti perché presenti meno di 31 consiglieri, quorum necessario per procedere alle votazioni.

Considerando che la coalizione che governa al Campidoglio dispone di ben 38 consiglieri, il quorum potrebbe essere tranquillamente raggiunto dalla sola maggioranza. Il fatto potrebbe risultare piuttosto strano ma la spiegazione è semplice: i consiglieri comunali incassano il gettone presenza per ogni seduta in cui la loro presenza è attestata dalla firma da essi apposta e la verifica dei consiglieri presenti si fa solo all’inizio della seduta, quando si procede all’appello, e non viene più effettuata né durante i lavori né durante le votazioni. Ergo i consiglieri firmano all’inizio della seduta ed abbandonano l’aula successivamente, evidentemente preferendo occuparsi di altro.

Il consigliere Adriana Spera (Prc), veterana dell’aula Giulio Cesare, ha confermato ai giornalisti di Repubblica questo malcostume dei suoi colleghi che, spiega, “è un male antico”.
Personalmente auspico che vengano introdotti meccanismi di controllo delle presenze più severi, i consiglieri comunali sono eletti e pagati dai cittadini e tali furbizie non possono essere tollerate.

Via | Roma.Repubblica

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