Dieci anni di Marta Russo, ricordo di una morte assurda

Marta RussoSono passati dieci anni, e di lei resta "famosa" quasi solo questa fotografia: una fototessera che ha accompagnato centinaia di servizi televisivi, articoli di giornale, manifesti, dossier. A pochi giorni dalla morte - anche questa assurda - di un'altra Russo, ecco arrivare l'anniversario (il decimo) di una delle vicende che più scandalizzò e sconvolse l'Italia: l'assassinio della giovanissima Marta Russo, studentessa universitaria della Sapienza, senza alcuna ragione apparente mentre questa passeggiava nel cortile dell'Ateneo.

Accadeva esattamente il 9 maggio 1997: poco dopo le 11.30, un proiettile di pistola calibro 22 colpiva alla testa la povera Marta, la cui unica colpa era quella di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato (un vialetto fra gli edifici di Scienze Statistiche e Scienze Politiche). Quattro giorni di agonia al Policlinico Umberto I, e poi la morte arrivata il 13 maggio.

Passano gli anni, ma i dubbi rimangono. Per l'omicidio vengono arrestati due assistenti universitari, gli ormai (tristemente) famosi Scattone e Ferraro. Ma nelle indagini vengono coinvolti in molti, compreso un poi assolto usciere e Bruno Romano, direttore dell'Istituto, che avrebbe fatto pressioni sui collaboratori per mantenere il silenzio.

Oggi l'università commemora la ragazza, sostituendo la targa in suo ricordo e realizzando una aiuola nel giardino dell'istituto. Ma la famiglia non si dà pace, e dichiara di voler citare La Sapienza per danni. "Ci sembrava giusto - ha detto la madre di Marta - perché riteniamo che l'Università dovesse controllare ed essere più vigile nei confronti di quei due, che pur non essendo strettamente dipendenti, comunque vi lavoravano all'interno. Non può l'Università non controllare che delle armi circolino liberamente al suo interno".

Anche a noi di 06blog sembra giusto ricordare questo brutto capitolo della storia italiana. Più che altro, per non dimenticare come una morte stupida possa arrivare anche per mano italiana (e non solo per mano dei demoni stranieri, e per tenere sempre fermo in mente che a volte non basta puntare il dito contro "gli altri" per risolvere un problema: bisogna più che altro capire come mai quel problema nasce.

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