Gli stand dell'estate romana di fronte al murale di Kentridge, è polemica

Si sta facendo sempre più aspra la polemica attorno all'allestimento delle bancarelle di Estate Romana sul lungotevere: il Comune di Roma infatti ha autorizzato, come ogni anno, l'installazione delle bancarelle anche le tratto di pista ciclabile tra Ponte Sisto e Ponte Mazzini, proprio davanti al murale dell'artista sudafricano William Kentridge, recentemente inaugurato.

L'opera si chiama Triumph and Laments ed è un fregio lungo 550 metri e alto come tutto il muraglione del lungotevere: un lavoro che certamente arricchisce quella parte di città. In molti hanno notato (un po' tardi, bastava pensarci prima di autorizzare l'opera) come l'installazione delle bancarelle copra buona parte della visuale degli stessi muraglioni, e quindi dell'opera di Kentridge, e si è alzata una polemica che da qualche giorno fa discutere la città, o almeno quella parte di città che ancora ha l'accortezza e la fortuna di affacciarsi sul fiume.

Repubblica ha interpellato persino l'artista, dandogli la ferale notizia con alcune foto su Whatsapp e raccogliendo il suo sfogo:

"Sarà assurdo per chiunque voglia vedere Triumphs and Laments. Siamo riusciti a tenere le cose sotto controllo mentre lavoravamo alla realizzazione del fregio. Ma ora non possiamo entrare nel merito di come la città utilizzerà l'opera. Gli stand per l'estate romana potevano essere spostati un ponte più in su o uno in giù rispetto al muro occupato dal progetto. Sono deluso che si sia scelto di fare il contrario, utilizzando proprio quella striscia del lungofiume. Sono deluso, sì, ma non sorpreso"

dice l'artista, che spiega come l'apparato burocratico della città gli abbia sempre dato l'impressione di interessarsi poco agli aspetti artistici e culturali di Roma. E su questo è impossibile dargli torto. Altrettanto vero è che, forse, all'artista non sono state spiegate bene come stanno le cose: le bancarelle sul lungotevere sono alte 3,5 m al massimo e dal lato opposto del fiume sarà comunque vedere, anche se parzialmente, l'opera. Che tornerà ad essere visibile integralmente a fine settembre, quando le bancarelle verranno smontate: lo potrà constatare lo stesso artista;

"Voglio tornare a vedere Triumphs and Laments un po' prima, spero quest'inverno"

e lo vedrà, ne siamo certi, perchè d'inverno quel tratto di Lungotevere è di proprietà dei ciclisti e delle nutrie. Occorre inoltre rendere noto che l'affitto che ogni bancarella (ci sono gestori che occupano più spazi con più bancarelle e pagano di più) è di circa 15.000 euro, denari che vanno a finire nelle disastrate casse del Comune, e che la movida romana che si crea in estate sul lungotevere (in basso) è forse quella più civile che ci sia in città durante tutto l'arco dell'anno.

Fare allarmismo e polemica su questo è veramente sciocco, nonchè noioso.

Roma, da quando è stato costruito il muraglione sul Tevere incanalando il "biondo fiume" (oggi verdastro) quasi in una corsia autostradale, ha completamente smarrito il proprio rapporto con il fiume. Un rapporto millenario, la città si trova dove si trova proprio per via del fiume Tevere che rappresentava una fonte d'acqua e di navigazione verso il mare e verso l'entroterra importantissima. Dopo l'Unità d'Italia l'architetto Rodolfo Canevari fu l'ideatore e l'artefice, con l'architetto Angelo Vescovali, dei "muraglioni" di Roma, utili a mitigare i devastanti effetti delle piene del Tevere. Se fate un giro per il centro, lungo i muri di molti palazzi storici potete trovare delle targhe di marmo che indicano il livello del fiume raggiunto durante diverse piene nel corso dei secoli e rendervi perfettamente conto del problema che creavano le piene.

La decisione di intombare il fiume e staccarlo completamente dalla realtà della città ha progressivamente allontanato la cittadinanza dalle sue acque ma la vera rottura si è avuta alla fine degli anni Settanta quando le acque cominciavano ad essere sempre più inquinate e non erano più buone nemmeno per la balneazione estiva, quando i romani preferivano l'isola Tiberina a Ostia per prendere fresco e trascorrere giornate di villeggiatura e svago.

In quest'ottica l'opera del sudafricano Kentridge è un tentativo meraviglioso di far riappropriare la cittadinanza del proprio fiume, ma anche le bancarelle lo sono e non per un discorso commerciale quanto proprio per un discorso di vivibilità: i romani e i turisti scendono sul fiume per passeggiare, si perdono nel moderno mercato di paccottiglia e si mangiano un fritto di paranza o una pizza guardando i barconi e allontanandosi dal caos che c'è pochi metri più in alto. Se la bella opera di Kentridge viene parzialmente, molto parzialmente, coperta per alcuni mesi permettendo alla cittadinanza di riappropriarsi del proprio fiume, che male c'è?

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