Mercatino della Befana di Piazza Navona: interviene l'Anticorruzione

L'Anac ha chiesto al commissario Tronca una verifica. Il bando rischia di essere annullato

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Quella sull'assegnazione dei banchi per il Mercatino dei Natale di Piazza Navona rischia di diventare una telenovela: dopo le polemiche per i risultati del bando, e il rimpallo di responsabilità per l'accaduto, ora è entrata in scena l'Autorità Anticorruzione di Raffaele Cantone che ha sospeso le assegnazioni in attesa di verifiche.

È stato lo stesso Cantone a scrivere al commissario straordinario Tronca per chiedere una relazione sui risultati del bando e la documentazione relativa alle procedure del bando stesso. La giunta del I Municipio, che già si era espressa criticamente sui risultati, ha quindi deciso di sospendere tutti gli atti successivi alla pubblicazione del bando. Ieri i vincitori del bando si sarebbero dovuti recare in Municipio per scegliere le postazioni dalla planimetria fornita dalla Soprintendenza, ma l'operazione è stata sospesa a tempo indeterminato: per poterla riattivare ci sarà bisogno del via libera del Campidoglio.

Cosa succederà ora? Tronca ha 48 ore, cioè fino a domani, per verificare se ci sono state irregolarità nel bando e nell'assegnazione degli spazi. Se così fosse, si potrebbe arrivare all'annullamento del bando, e poi sarebbe l'Anac a intervenire. Altrimenti, se non si ravvisassero irregolarità, l'assegnazione potrebbe procedere, anche se resterebbe la spada di Damocle di un'ulteriore indagine Anac e di un annunciato ricorso al Tar da parte del Codacons. Se invece si annullasse il bando, Piazza Navona rischierebbe di perdere per il secondo anno consecutivo il suo mercato.

Intanto prosegue il rimpallo di responsabilità: l'assessore al Commercio del I Municipio, Jacopo Pescecelli, sposa la linea-Orfini e attacca l'ex sindaco Marino per non aver cambiato la delibera 35/2010, che definisce il mercato di Piazza Navona "una fiera", con tutti i paletti che ne seguono, e soprattutto per il documento che avrebbe dovuto premiare la qualità e che invece si è rivelata un boomerang, come racconta a RomaToday:

Un disciplinare tecnicissimo, di difficilissima applicazione, perché chiedeva documenti che nessun commerciante ambulante può avere. Esempio: per il biologico si richiedeva che il commerciante si fosse già servito in passato da dieci fornitori storici di prodotti bio. Dieci. Ci rendiamo conto? Nessuno lo aveva tra i requisiti. Anche gli operatori che normalmente lavorano nell'ambiente si rivolgono massimo a due, tre fornitori […] abbiamo chiesto al Comune una commissione apposita e un esperto, che però non è mai stato nominato. Così i nostri tecnici si sono ritrovati con tantissime domande, e un documento inapplicabile

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