Processo G8 a Roma. Bertolaso: "Nel 2008 volevamo far saltare Ponte Sant'Angelo"

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Nel processo in corso a Roma per gli appalti del G8 a carico di Guido Bertolaso, l'ex capo della Protezione Civile negli anni del governo Berlusconi racconta un episodio che sembrerebbe uscito da un film di genere catastrofico, e che invece pare vero. Nel 2008, nei giorni più drammatici in cui a Roma il Tevere era in piena e rischiava di esondare, Bertolaso e la protezione civile presero in seria considerazione l'ipotesi di far "saltare in aria Ponte Sant'Angelo".

Il ponte, costruito nel 134 d.C. dall'imperatore Adriano e restaurato nella forma presente nel 1669 da papa Clemente IX, ha superato millenni ma rischiava di essere fatto saltare in aria come in un blockbuster hollywoodiano perché la Protezione Civile non era in grado di gestire i barconi che si andavano a incastrare sotto le arcate dello stesso ponte, fungendo da diga.

La rivelazione è giunta nel corso di un interrogatorio in cui Bertolaso, giustificando il motivo per cui spesso all'epoca dei fatti si rivolgeva all'imprenditore Anemone in cerca di relax, ha spiegato che

In quei giorni ero alle prese con una storica piena del Tevere. Per 72 ore, giorno e notte ho tenuto d’occhio la piena con questi barconi che si andavano a incastrare sotto Ponte Sant’Angelo facendo da diga al fiume.

La situazione era talmente delicata da prendere in considerazione l'ipotesi estrema di togliere di mezzo il ponte, "salvando prima le statue del Bernini". In questo Bertolaso dimostra di sapere poco di architettura romana, visto che le sculture sul ponte sono di allievi del Bernini, mentre le uniche due eseguite dal Maestro (l'Angelo con il cartiglio e l'Angelo con la corona di spine) sono delle copie, con gli originali conservati a Sant'Andrea delle Fratte. Il parapetto del ponte, che sarebbe saltato in aria, invece quello sì è del Bernini. E lo sarà si spera ancora a lungo, Protezione Civile permettendo.

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