Ignazio Marino indagato per gli scontrini

Il tutto poche ore dopo l'annuncio di voler restare sindaco.

Ignazio Marino ritira le dimissioni, sfida Matteo Renzi e il Partito Democratico (pronto a sfiduciarlo in consiglio comunale) e scopre anche di essere indagato per quella vicenda degli scontrini che sembrava già essersi chiusa con un nulla di fatto. Stando a quanto riporta oggi Repubblica, Marino fin da mercoledì era consapevole di essere indagato dalla procura di Roma per peculato e concorso in falso in atto pubblico.

Una delle ragioni per cui Marino, adesso, si ritroverebbe indagato sarebbe da cercare nelle tesi che il sindaco ha sostenuto durante le quattro di dichiarazioni spontanee alla procura del 19 ottobre: tesi che avrebbero paradossalmente complicato il suo quadro, per esempio affermando la falsità delle sue firme in calce a numerosi giustificativi, prassi delle sue segretarie che lui conosce e consente.

In pratica, non ci sarebbe peculato nel caso di Marino, ma solo il lavorio a mesi di distanza dalle cene e quindi impreciso delle sue segretarie. Ovviamente, secondo Repubblica, su Marino così non può che piovere l'accusa di concorso in falso in atto pubblico.

Inevitabilmente l'elettorato si divide in due: da una parte chi ritiene che questo ennesimo pasticcio sia un'altra dimostrazione dell'incapacità di Marino nella gestione della sua carica - e quindi della necessità di arrivare a delle dimissioni o alla sfiducia - dall'altra chi ritiene che queste indagini - che arrivano proprio mentre si capiva che il sindaco era intenzionato a restare al suo posto - siano "a orologeria" e un'altra prova del complotto alle spalle del "marziano".

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