Ignazio Marino decade da sindaco, il prefetto Tronca commissario. Renzi: "Nessuna congiura, tutti al lavoro"

Il sindaco ha ritirato le dimissioni annunciate, ma le dimissioni di 26 consiglieri lo hanno fatto decadere.

14.45 - Ignazio Marino, poche ore dopo esser decaduto da sindaco della Capitale, ha raggiunto il Campidoglio e comunicato ai giornalisti che l’hanno seguito nel tragitto a piedi dalla sua abitazione che resterà “il tempo necessario per svolgere l'ordinario lavoro di oggi”.

Interpellato sul futuro, l’ex sindaco di Roma ha dichiarato:

Sto bene. Sono molto orgoglioso di quello che ho fatto. […] Rimarrò il tempo necessario per svolgere l'ordinario lavoro di oggi.

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Ostinatamente ho chiesto di poter intervenire in Assemblea Capitolina, la casa della Capitale d’Italia, la casa degli...

Posted by Ignazio Marino on Friday, October 30, 2015

31 ottobre 2015 - Il prefetto Francesco Paolo Tronca, nuovo commissario a Roma dopo la cacciata di Ignazio Marino, ha già espresso orgoglio per la fiducia che gli è stata accordata:

Affronterò l’incarico con il medesimo impegno e lo spirito di servizio con cui ho affrontato in questi due anni gli eventi del semestre europeo, l’Asem e la preparazione e gestione dell’Esposizione universale.

Oggi, nel commentare gli effetti di Expo sulla città di Milano negli anni a venire, ha precisato:

Non mi piace parlare di un modello di Milano da esportare, di un modello che si cala così dall'alto. Bisogna prendere il meglio di tutta questa esperienza e adattarla a una realtà che è diversa.

Intanto, a poche ore dalla cacciata di Marino - e dopo le dure parole pronunciare dall’ormai ex sindaco di Roma - il premier Matteo Renzi ha così replicato durante un’intervista da Bruno Vespa:

Marino non è vittima di una congiura di palazzo, ma un sindaco che ha perso contatto con la sua città, con la sua gente. Al Pd interessa Roma, non le ambizioni di un singolo, anche se sindaco. Per questo faremo di tutto per fare del Giubileo con Roma ciò che è stato l'Expo per Milano. Questa pagina si è chiusa, ora basta polemiche, tutti al lavoro.

Ignazio Marino è decaduto dalla carica di sindaco, il prefetto Tronca commissario

22.26 - Il prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca è stato nominato commissario di Roma dopo il decadimento di Marino. Tronca ha 63 anni, siciliano, e prima di Milano è stato prefetto di Brescia nel 2006, mentre nel 2008 è stato nominato capo de iVigili del Fuoco dall'allora ministro dell'Interno, Maroni. Al suo indirizzo sono già arrivati gli auguri del ministro Alfano: "Che faccia del Giubileo per Roma ciò che è stato l'Expo per Milano".

18.53 - "Quanto accaduto ha 26 nomi ma un solo mandante. Auguro buon lavoro al commissario che verrà, anche perché di lavoro ne avrà molto".

18.40 "Al momento del nostro insediamento abbiamo trovato un debito della giunta precedente di 891 milioni di euro e in Atac 874 milioni di euro di debiti accumulati tra 2010 e 2013. Roma adesso è tornata virtuosa e abbiamo chiuso il capitolo Parentopoli, abbiamo sbarrato le porte al malaffare, abbiamo riconquistato lo spazio pubblico per il bene comune. E non sto parlando solo di via dei Fori Imperiali, parlo dei metri quadri di strada occupati dai camion bar, i tavolini abusivi, il decoro di piazze e fontane in centro e periferia. Abbiamo impostato un nuovo ciclo dei rifiuti. Inoltre Malagrotta è stata chiusa e qualcuno forse vuole riaprirla. La raccolta differenziata è arrivata a livelli più alti di altre capitali europee e abbiamo attivato gli ecodistretti che permetteranno l’abbassamento delle tasse per la raccolta dei rifiuti. Abbiamo aperto la Metro C".

18.38 - Ignazio Marino sta parlando in conferenza stampa: "La crisi aperta al Comune di Roma speravo si potesse chiudere in aula spiegando con un dibattito chiaro e trasparente cosa stesse accadendo. Invece si è preferito andare dal notaio, segno di una politica che discute e che decide fuori dalle sedi democratiche, riducendo gli eletti a meri soggetti che ratificano decisioni assunte altrove”.

18.09 - I 26 consiglieri comunali che hanno presentato le loro dimissioni hanno ufficialmente causato il decadimento della giunta e anche del sindaco Marino.

30 ottobre - Ignazio Marino avrà anche ritirato le dimissioni, ma adesso sono i suoi stessi consiglieri che, come ampiamente preventivato, escono allo scoperto, rassegnando le dimissioni e quindi costringendolo a decadere. In 25 hanno firmato, davanti al notaio, le loro dimissioni. Quando saranno protocollate, il consiglio comunale verrà sciolto e il sindaco di Roma Ignazio Marino decadrà. A dimettersi non solo i consiglieri del Pd, ma anche quelli di Fitto e Fratelli d'Italia.

Ignazio Marino ha ritirato le dimissioni

19.00 - Il segretario romano di Sinistra Ecologia e Libertà, Paolo Cento, ha precisato: "I nostri consiglieri non si dimettono. Adesso aspettiamo che Marino venga in Consiglio, faccia la sua proposta e spieghi le ragioni per cui ha ritirato le dimissioni. Ascolteremo il sindaco e valuteremo"".

Secondo Cento, il Pd sta tenendo un atteggiamento opaco sulla vicenda Marino: "Sono incomprensibili le ragioni per cui non si voglia fare il dibattito pubblico".

17.30 - Dopo la revoca della dimissioni del sindaco, lasciano la giunta capitolina Causi, il vice di Marino, e gli assessori Esposito, Sabella e Rossi Doria.

17.15 - Ignazio Marino ha appena parato con i giornalisti che lo attendevano all'uscita del Campidoglio: "Sono pronto a confrontarmi con la mia maggioranza in aula, la mia intenzione è di avere una discussione aperta e franca".

17.00 - Anche Giorgia Meloni è intervenuta sulla scia della revoca delle dimissioni di Marino. La leader di Fratelli d'Italia ha scritto sulla sua pagina Facebook: "Mi pare che Ignazio Marino stia ricattando il suo partito e con lui i romani[..] Ora speriamo che questa querelle si chiuda nel minor tempo possibile e che si possa, se necessario, arrivare anche in Aula. I voti di Fratelli d’Italia per sfiduciare il sindaco Marino sono pronti ed è pronta anche la nostra mozione di sfiducia composta di 39 punti".

16.50 - Iniziano ad arrivare le prime reazioni al ritiro delle dimissioni di Ignazio Marino. Alessandro Di Battista, deputato romano del Movimento 5 Stelle, ha dichiarato: "sia il Pd a firmare la nostra mozione di sfiducia [...] La nostra mozione di sfiducia è pronta da tempo, da molto prima che Marino si dimettesse per la vicenda scontrini. Dunque il Pd la firmasse, che mentre gioca con Marino Roma muore" (cit. Ansa).

16.35 - Questa la nota ufficiale del Campidoglio: "Il sindaco di Roma Ignazio Marino ha firmato la lettera con la quale ritira le dimissioni presentate lo scorso 12 ottobre".

16.30 - Ignazio Marino ha ritirato le dimissioni.

14.00 - Il commissario del Partito Democratico di Roma, Matteo Orfini, ha convocato i consiglieri comunali dem. al Nazareno. Secondo fonti giornalistiche, si potrebbe discutere nella riunione l'ipotesi di dimissioni di massa dei consiglieri.

Il Pd, in questo modo, potrebbe tentare di neutralizzare una possibile revoca delle dimissioni da parte Ignazio Marino. Per mandare a casa il sindaco di Roma, però, servono le dimissioni contestuali di 25 consiglieri comunali. Nella fila dei dem. ce ne sono solo 19.

Un consigliere democratico, rimasto anonimo, ha confidato a Repubblica che se sarà inevitabile il "bagno di sangue", in Consiglio comunale il Pd "è pronto a dimettersi".

10.30 - Ignazio Marino è arrivato pochi istanti fa in Campidoglio e ha parlato per qualche secondo con i giornalisti. Ha detto - in risposta a Cantone - che Roma ha gli anticorpi giusti per combattere la corruzione e i problemi della città. E sulla ormai consueta domanda sulle dimissioni ha risposto ancora una volta: "Sto riflettendo".

29 ottobre 2015, 8.40 - Ignazio Marino ritira le dimissioni? La domanda rimane ancora in piedi, la giornata di ieri non è stata decisiva come si credeva. Ieri il sindaco ha avuto un lungo colloquio con il commissario del Pd a Roma, Matteo Orfini.

L'incontro si è tenuto in casa del vicesindaco della capitale, Marco Causi. Erano presenti anche gli assessori Stefano Esposito, Alfonso Sabella, Alessandra Cattoi e il consigliere del sindaco Roberto Tricarico. Ben quattro ore di trattativa che però non hanno portato nessun esito: Marino sembra determinato a lottare e ritirare le sue dimissioni, Orfini ha tentato invano di fargli confermare le dimissioni.

"È andata benissimo. E come ho detto nei giorni scorsi sto riflettendo", questa l'unica dichiarazione di Marino al termine della riunione.

Ignazio Marino ritira le dimissioni?


28 ottobre 2015
12:37 - Entrando in Campidoglio per presiedere la riunione degli assessori capitolini prevista alle ore 12, il sindaco Ignazio Marino ha connotato la giornata di oggi come "decisiva" per le sorti sue, della consiliatura e del futuro amministrativo e politico della città di Roma.

Alla riunione di giunta l'unico assente (molto ingombrante) è l'assessore alla mobilità imposto dal Partito Democratico, Stefano Esposito. Lo stesso Esposito sembra che in caso di ritiro delle dimissioni spinga per un vero e proprio "collasso dell’Aula" aggiungendo ai 19 consiglieri del PD i tre della Lista Marchini e “cercando in giro” altri 3 consiglieri necessari allo scopo: far cadere Marino.

Il sindaco sembrerebbe determinato a ritirare le dimissioni, cosa che metterebbe fortemente in crisi il Partito Democratico romano, che sarebbe tuttavia pronto a presentare una mozione di sfiducia o addirittura votare quella già presentata dall'opposizione del M5s, cosa che politicamente metterebbe fortemente in discussione la credibilità politica del PD romano.

Stanco a quanto affermato dal deputato dem Andrea Romano, ospite questa mattina di Agorà su Rai3, "con il Governo stiamo già lavorando al dopo-Marino. [...] Le dimissioni non si annunciano ma si danno e Marino ha già firmato le proprie dimissioni. Se Marino ci ripensasse farebbe una figura non nobilissima con un balletto incomprensibile. [...] Ritirare le dimissioni avrebbe il solo effetto di ritardare i tempi di soluzione delle molte urgenze di Roma alla vigilia del giubileo. Mi auguro dunque che non ci ripensi".

28 ottobre 2015, ore 09:23 - Il sindaco Ignazio Marino potrebbe presto ritirare le sue dimissioni, forse persino nella giornata di oggi: secondo numerose informazioni, qualcosa di più che semplici indiscrezioni, il sindaco di Roma Marino starebbe pensando di convocare il consiglio comunale per affrontare la vicenda in sede politica, ritirando le dimissioni dinanzi all’Assemblea Capitolina.

Ieri, a soli sei giorni dalla fine (teorica) del suo mandato, è stato lo stesso Marino a far intravedere questa soluzione, che rappresenterebbe una vera rottura con il PD, che nelle ultime settimane sta letteralmente con il fiato sul collo del sindaco dimissionario: "La mia è una giunta che lavora e che guarda avanti" ha detto ieri il sindaco nel corso dell'inaugurazione di un viadotto a borgata Fidene, aggiungendo "Roma ha patito corruzione e criminalità, noi abbiamo mostrato discontinuità". Nessun annuncio ufficiale, tanta cautela, ma quella del ritiro delle dimissioni è oramai un'ipotesi sempre più concreta, con il sindaco uscito ringalluzzito dalla manifestazione di domenica scorsa di un migliaio di cittadini in piazza del Campidoglio.

Una questione, il caso-Marino, che preoccupa non poco le alte sfere del Partito Democratico, a cominciare dalla segreteria: nelle scorse ore il segretario Matteo Renzi ha mantenuto un contatto costante, dal Sudamerica (dove si trova in visita di Stato), con il vicesegretario nazionale Lorenzo Guerini, il quale lo avrebbe rassicurato convintamente su una rapida chiusura del "caso Roma" con l'addio del primo cittadino. La questione però sembra in rapida evoluzione, sopratutto per via delle intenzioni reali di Ignazio Marino: una volta ufficializzato il ritiro delle sue dimissioni Marino si potrebbe presentare in Assemblea capitolina per chiedere alla sua ormai ex maggioranza di andare avanti insieme.

Qui assisteremmo alla resa dei conti: secondo molti infatti il ritiro delle dimissioni del sindaco potrebbe provocare un effetto domino in giunta, con molti assessori (anche fedelissimi) pronti a dimettersi immediatamente, ma i veri fuochi pirotecnici esploderanno probabilmente proprio in Assemblea, dove il PD potrebbe proporre una mozione di sfiducia al sindaco: questa verrebbe portata in Aula e depositata proprio al termine dell'intervento del sindaco uscente senza neanche un intervento di replica, venendo così calendarizzata entro 10 giorni.

Tale ipotesi ingolosisce non poco il Movimento 5 Stelle, che ha proposto al PD di votare direttamente quella già presentata dai tre consiglieri pentastellati in Campidoglio: una possibilità, questa, che sarebbe una vera autostrada verso le dimissioni effettive di Marino, ma che non piace ai dem per via della sponda proposta dai grillini. In caso di nuova mozione però, il Partito democratico dovrebbe firmare assieme alle opposizioni o alle dimissoni in blocco di 25 consiglieri (19 sono quelli del Pd, altri 6 andrebbero comunque pescati tra le altre forze politiche, dal M5s a Fratelli d'Italia). Insomma, la questione si farebbe parecchio spinosa e non certa nei risultati.

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