Roma, le spese di Marino: false firme del Sindaco sui giustificativi. Chi ha firmato al suo posto?

Chi ha firmato le rendicontazione delle spese di rappresentanza al posto del Sindaco Marino?

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La Procura di Roma è impegnata nella verifica delle spese di rappresentanza sostenute da Ignazio Marino, le stesse che hanno costretto il Sindaco a presentare le dimissioni da primo cittadino della Capitale quando ha capito che la sua maggioranza era pronta a voltargli le spalle con una mozione di sfiducia. I documenti al vaglio della magistratura sono da giorni disponibili a tutti e per questo motivo ci sono oppositori e sostenitori del Sindaco che stanno scavando tra le varie ricevute per riuscire a ricostruire i fatti.

Il blog "Roma fa schifo", in passato molto critico nei confronti del Sindaco e della sua Giunta, ha pubblicato nei giorni scorsi un articolo sostenendo che dietro allo 'scandalo delle ricevute' ci sarebbe in realtà una grande montatura, architettata e poi alimentata dagli organi di stampa vicini a questo o a quel partito - di sicuro alle alte sfere del PD - approfittando dell'approssimazione con la quale le comunicazioni e le dichiarazioni di spesa sono state compilate.

Secondo i redattori del succitato blog, per le poche centinaia di euro contestate al Sindaco - sulla base delle smentite da parte del ristoratore X o dell'invitato Y - le ricevuto sarebbero state compilate con grande ritardo proprio in virtù di una nuova procedura di controllo, decisamente più puntuale di quella precedente, introdotta dallo stesso Sindaco Marino. Questo cambiamento di procedura per la rendicontazione avrebbe bloccato per mesi tutti i rimborsi, anche quelli legittimi che possono spettare a tutti gli altri amministratori e i dirigenti della Capitale che non hanno in dotazione carte di credito.

Le spese "sospette" risalirebbero tutte ai primi mesi della sindacatura e sarebbero state ricostruite tutte insieme successivamente, incrociando le spese sostenute con gli impegni istituzionali del Sindaco. Un sistema tutt'altro che preciso, che si presta a possibili errori non potendo tenere conto di impegni inizialmente programmati e poi annullati o sopraggiunti all'ultimo minuto. Un sistema che potrebbe anche aver impedito al Sindaco di rimediare a qualche errore materiale, come ad esempio l'aver pagato in alcune occasioni con la carta di credito del Comune invece che con quella collegata al proprio conto corrente.

Qualcuno potrebbe non credere a queste eventualità, ma i fatti costringono un osservatore imparziale a tenere conto di queste ipotesi. A riprova di una certa morigeratezza di Marino ci sono infatti le spese modeste sostenute anche in occasione di missioni fuori Roma. In diverse circostanze il Sindaco si è spostato optando per la tariffa più economica di treni ed aerei, così come ha alloggiato in alberghi a 3 stelle di costo contenuto. Scelte che si discostano molto dall'immagine di un Marino che approfitta della carta di credito del Comune per pagarsi spese personali.

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Anche l'ipotesi che qualcuna di queste presunte spese personali siano state pagate per errore con la carta del Comune non può essere esclusa facilmente. Tra i vari documenti del famoso PDF pubblicato, c'è infatti anche un bonifico effettuato dal conto corrente del Sindaco (vedi foto a sinistra) proprio per rimborsare una spesa di 69,10 euro al Comune di Roma, per una cena pagata per errore con la carta di servizio. Marino dimostrerebbe di avere una doppia personalità; in un'occasione paga il pranzo di Santo Stefano ai suoi familiari con la carta di credito del Comune e in un'altra rimborsa di tasca propria una spesa sostenuta per errore con la stessa. Una persona che vuole approfittare della carta in dotazione non avrebbe rimborsato proprio un bel niente. Anzi, avrebbe speso molto più di un migliaio di euro in 28 mesi considerando che, in ogni caso, le spese di rappresentanza sostenute complessivamente da Marino erano inferiori a quelle dei suoi predecessori.

Questi sono tutti elementi che spetterà verificare alla Procura, che per il momento non ha neanche inviato un avviso di garanzia al Sindaco dimissionario. Oggi un lettore del blog "Roma fa schifo" ha inviato una missiva ai responsabili del portale, portando alla loro attenzione - e quindi anche alla nostra - un nuovo elemento curioso. Osservando le comunicazioni di spesa - e cioè i documenti che annunciano una spesa - e le successive dichiarazioni per verificare e giustificare quelle realmente sostenute, un lettore ha notato delle firme e sigle 'sospette'.

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In sostanza le firme del Sindaco - con le quali si assumeva la responsabilità di quanto scritto nel documento - sembrano essere state apposte da persone diverse. Probabilmente impiegati comunali, ai quali era stato chiesto di ricostruire le spese con la nuova procedura, hanno firmato al posto del Sindaco sotto i giustificativi. Nel documento del rendiconto complessivo ci sono 121 documenti firmati dal Sindaco, ma nella stragrande maggioranza dei casi la grafia con la quale è stata apposta la firma sembra essere molto diversa da quella originale.

Facendo un confronto con la sua firma originale, presente su provvedimenti di altro genere, solo 18 documenti sembrano essere stati firmati direttamente dal Sindaco Marino. Altri 90 documenti sono stati firmati per esteso con "Ignazio R. Marino", ma la grafia sembra quella di un'altra persona. Altri 6 documenti sono stati invece siglati con le sole iniziali "IM" ed altri 3 sempre con la formula "Ignazio R. Marino", ma con una grafia ancora differente. Probabilmente chi ha apposto quelle firme l'avrà fatto con l'autorizzazione del Sindaco, ma questo elemento denota un'approssimazione assoluta nel modo in cui sono state ricostruite le spese a posteriori.

A distanza di mesi anche per lo stesso Marino sarebbe stato complicato ricordare che la spesa X fosse da attribuire effettivamente ad una cena con la persona indicata nel giustificativo, figuriamoci se poi a controllare non è stato neanche il Sindaco in prima persona. La vicenda è intricata e per Marino resta il dovere di chiarire nei limiti del possibile quelle spese, ma è altrettanto vero che sussistono forti indizi per affermare che il documento di rendicontazione sia stato assemblato con grande superficialità e, soprattutto, molto di fretta. Inoltre a pagina 293 del suddetto documento - come potrete verificare - si possono anche leggere tutti i dati della carta di credito (le 16 cifre, il secure code e la scadenza) in dotazione a Marino - che quindi non erano a conoscenza esclusiva del Sindaco - utili a compiere un qualsiasi acquisto anche da parte di altre persone.

Paradossalmente Marino è finito nei guai proprio per aver scelto di adottare un metodo di controllo delle spese più serio di quello dei suoi predecessori, metodo portato a regime con difficoltà. Anche la scelta di voler chiudere le polemiche rimborsando tout court tutte le spese sostenute è stata infelice per la reazione - prevedibile - che ha scatenato. Probabilmente Marino ha cercato di stoppare il vulcano di polemiche ed accuse prima dell'eruzione che l'avrebbe travolto, consapevole che non gli sarebbe stato concesso lo spazio per fornire delle spiegazioni.

Qualcuno potrebbe contestare a Marino altrettanta superficialità per non aver assunto in prima persona l'onere del controllo della rendicontazione, ma non si può ignorare il fatto che si sta parlando del Sindaco di Roma. La capitale e la città più popolosa d'Italia, turbata da scandali ed inchieste, la cui amministrazione è certamente più importante della verifica di spese per alcune centinaia di euro.

Di sicuro prima di liquidare un Sindaco, eletto con un voto plebiscitario, ci sarebbero dovuti essere dei controlli più seri e circostanziati. Purtroppo per Marino lo scandalo "spese pazze" è stato strumentale agli oppositori esterni ed anche a quelli interni al suo stesso partito per riuscire, finalmente, a metterlo alla porta. I magistrati stanno ancora verificando e solo grazie a loro potremo forse avere un quadro completo della situazione. Il loro lavoro potrà forse anche chiarire se "il regalo da 20 mila euro" al Comune di Roma rappresentava la reazione d'orgoglio di una persona ferita da accuse infamanti o se invece era il tentativo estremo di un uomo che cercava di coprire alcuni abusi realmente compiuti.

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