Ciclabilità a Roma, Esposito: "Non ci sono i soldi"

Niente GRAB, niente bike lines, niente ciclabili. I ciclisti a Roma? Per l'assessore Esposito "ciclisti a loro rischio e pericolo"

Ciclisti in strada "a loro rischio e pericolo", mobilità "fuori controllo", blocco della realizzazione del GRAB (il "grande raccordo ciclabile"), "ritrosia" nell'uso degli autovelox: in attesa che il Comune di Roma realizzi "ciclabili protette" si bloccano i progetti per rendere più appetibile e sicura la circolazione ciclabile nella Capitale.

Il GRAB, progetto ideato da VeloLove in collaborazione con Legambiente, il Touring Club e diverse altre realtà, è un anello di oltre 44 chilometri che si snoda principalmente lungo vie pedonali e ciclabili, parchi, aree verdi e argini fluviali (31,9 km, pari al 72,2% del tracciato).

E' quanto emerso dall'incontro dell'8 settembre scorso tra il neo-assessore alla mobilità di Roma Capitale Stefano Esposito e i delegati di una serie associazioni, tra cui #Salvaiciclisti, Isfol, Vivinstrada, Associazione dei familiari delle Vittime della strada; l'assessore, che nella trascrizione dell'incontro messa a disposizione dalle associazioni si mostra essere certamente franco, anche se piuttosto sconfortante nei contenuti delle sue affermazioni, riferisce di aver trovato una situazione finanziaria disastrata e una situazione generale della mobilità a Roma (pubblica e privata) totalmente "fuori controllo":

"I lavori (per la ciclabilità, nda) si sono interrotti perché non ci sono i soldi. Io sono arrivato e ho trovato i conti a zero. Adesso con il Giubileo un po’ di soldi li troviamo per fare delle zone trenta. Ma non c’è un vero piano. Sono dei palliativi. C’è un titolo, e la segnaletica verticale. Ma in realtà le zone 30 se non le controlli in maniera elettronica non fai le zone 30. C’è una certa ritrosia ad usare gli autovelox"

ha affermato Esposito che, chiarendo alcuni dettagli sui progetti già in atto spiega:

"Io le cose da fare ce le ho abbastanza chiare: così come, ad esempio, ho dovuto fermare la progettazione del GRAB. Hanno concepito le piste ciclabili come se fossero due linee tracciate per terra. Non possiamo fare a Roma delle ciclabili non protette. [...] A Roma la mobilità è fuori controllo. Non c’è un piano per la mobilità che abbia un senso [...] qualcuno che ha progettato un GRAB a tempo. Che passa nei parchi che di notte sono chiusi: il GRAB è questo. Ma per tornare alle bike-lines, io non faccio una bike-lanes che non sia protetta perché non intendo avere i morti gratis sulle strade. Le ciclabili devono essere protette. Altrimenti ditemi: dove dovrebbero passare le biciclette? [...] riguardo la questione del GRAB, qualcuno aveva raccontato che si aprirà a Dicembre: non si aprirà nulla. Intendo rivedere tutte le piste ciclabili presenti, quelle sui marciapiedi – le ciclopedonali – per la mentalità romana non possono funzionare."

Esposito, con parole che lasciano pochissimo spazio alle interpretazioni, di fatto chiude la porta a progetti di ciclabilità annunciati nei mesi scorsi decisamente in pompa magna: sul GRAB si pronunciò anche il ministro Graziano Delrio, definendosi "entusiasta" e disponibile a cofinanziare l'opera con fondi addirittura di Palazzo Chigi (tesi ribadita a fine agosto dallo stesso Delrio). La chiusura di Esposito, per come viene argomentata, non è così folle come può sembrare, ma certamente a pagare le conseguenze di tali annunci sono i ciclisti romani. Se è vero, e lo è, che "a Roma la mobilità è fuori controllo" oltre che "bisogna mettersi in testa che prima di cambiare la testa ai romani bisogna cambiare la testa della struttura" (cose antipatiche da sentir dire da un assessor, anche se reali all'atto pratico), è vero anche che nelle parole di Esposito c'è un cinico fatalismo che sembra quasi un manifesto programmatico riassumibile in "poche ciclabili ma protette". L'assessore infatti sembra non voler proprio sentir parlare di bikeline, spazi "rubati" alla carreggiata sui quali viene riservata la circolazione alle biciclette.

Il timore (forse non del tutto infondato) di Esposito sono gli incidenti, che a Roma sono quotidiani anche per colpa della leggerezza con cui in molti parcheggiano, guidano, vivono con la loro automobile; preoccupazione fondata, ma che rischia di mantenere il solito immobilismo assoluto dal quale la Capitale deve assolutamente scrollarsi il torpore.

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