Don Bosco, Antimafia Capitale in piazza contro le cosche: ma quale Antimafia?

Oggi, giovedì 3 settembre alle 18 a piazza Don Bosco, la fiaccolata per dire "no" alla mafia a Roma: più una passerella che un impegno politico

Oggi, giovedì 3 settembre alle ore 18, si terrà in piazza Don Bosco nel quartiere Tuscolano di Roma il grande raduno di Antimafia Capitale, nella stessa piazza in cui il 20 agosto andarono in scena i funerali show di Vittorio Casamonica, divenuta simbolo del potere mafioso romano.

Sono attesi pullman da tutti i quartieri e si terrà una fiaccolata: Enzo Foschi, esponente del PArtito Democratico romano, ha raccolto le adesioni all'evento "che segnerà il riscatto di Roma": tra i politici ci saranno i governatori di Lazio, Toscana e Umbria, Nicola Zingaretti, Enrico Rossi e Catiuscia Marini, il sindaco Ignazio Marino (appena rientrato da New York) e tutta la giunta, i presidenti di municipio, le ex circoscrizioni capitoline, capeggiati dalla "padrona di casa" Susi Fantino; il sindaco di Torino e presidente dell'Anci Piero Fassino ha annunciato la sua partecipazione ed ha chiesto a tutti i sindaci che vorranno partecipare di indossare la fascia tricolore. I partiti che hanno aderito alla manifestazione sono Sel, Lista Marino, Psi e la Lista Marchini, mentre il centrodestra ha invece dato forfait in blocco, così come il Movimento 5Stelle, fortemente critico verso gli organizzatori.

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Sul palco, allestito nella piazza "pietra dello scandalo" saliranno però solo le associazioni: da Sant'Egidio a Libera, dalle Acli ai sindacati, oltre che il mondo delle imprese: Confcommercio, Confesercenti e Federalberghi in prima fila. E' l'Antimafia Capitale che mette a disposizione le truppe cammellate ed il mondo delle associazioni (altrove, tipo in Sicilia, i medesimi nomi che compaiono in cartellone sono chiamati "la mafia dell'antimafia") senza però mettere a disposizione un vero progetto politico per risanare la Capitale ed eliminare, o almeno intaccare, il potere economico mafioso a Roma.

I nomi sono sempre gli stessi, così come le proposte e le polemiche (strumentali nell'intero scibile politico, nessuno escluso); sempre le stesse sono le modalità (ad esempio il commissariamento di fatto, ordinato dal Ministero dell'Interno al sindaco Marino) e, come sottolinea anche il consigliere comunale Riccardo Magi (che per primo ha fatto emergere, in consiglio, le nefandezze della corruzione e dei poteri paralleli romani) in un articolo sul Foglio, le "corporazioni che si raduneranno sotto le insegne del partito degli onesti e degli indignati per immergersi in un bagno purificatore senza bandiere ma brandendo quella comune dell'Antimafia Capitale" sono le stesse che da anni, decenni, rinviano "quella consapevolezza e quell'assunzione di responsabilità necessarie a far ripartire Roma con atti di governo e riforme strutturali".

Nulla di più da offrire che la buona volontà "il proprio esser buoni", la "frusta dell'oltre" la definiva il compianto giornalista Luca Rastello in uno splendido romanzo di denuncia: volere il cambiamento non cambia niente, non significa averlo realizzato. Significa solo volerlo, significa fermarsi parecchio prima di quell'azione (politica e civile) oggi sempre più prepotentemente necessaria: che cosa sta facendo il Comune di Roma? Cosa sta facendo il governo? La risposta, giornalisticamente parlando, è: niente di pervenuto. O almeno niente di noto.

L'analisi di Magi è efficacissima e si basa su dati empirici: "E' difficile rintracciare prove concrete. Ad oggi persino la dismissione e liquidazione delle Assicurazioni di Roma e delle farmacie comunali, annunciate e rivendicate come emblematiche, non sono state realizzate per errori tecnici e politici che hanno già determinato un danno erariale"; allo stesso modo anche la ricapitalizzazione di Atac, uno storico salvadanaio romano (o una diligenza da assaltare) per partiti, sindacati, fornitori ed apparato aziendale, che ricapitalizza con manovre spericolate mentre va deserta la gara per la fornitura di 700 nuovi bus. "Se l'armata antimafiosa si assume la grave responsabilità di non abbozzare alcuna analisi nè proposta coraggiosa proprio mentre è al governo, è più che probabile che le prassi quotidiane dell'amministrare non segneranno la discontinuità annunciata" scrive il consigliere radicale.

Antimafia Capitale di fatto tenta oggi di fagocitare un dibattito che fa già fatica, di suo, ad emergere: si inserisce nella più classica delle dicotomie italiane (mafia VS antimafia), mostrando però la faccia opposta della stessa medaglia: nessuno spazio pubblico di discussione, onorabilità e linee imposte dall'alto, nessuna consultazione pubblica (referendaria, ad esempio, nonostante ci sia chi ha raccolto firme in città per un'intera estate). Così, amici di Antimafia Capitale, si è troppo simili all'altra faccia: quella di Mafia Capitale.

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