Casale San Nicola: alta tensione contro il centro di accoglienza

Da ieri cittadini (e Casapound) in strada contro l'arrivo di cento migranti

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Dal pomeriggio di ieri Casale San Nicola, periferia nord di Roma, è in fibrillazione dopo la decisione del prefetto Franco Gabrielli di trasferire un centinaio di migranti nella ex scuola Socrate, nel quartiere La Storta. L'annuncio è stato seguito da immediate proteste dei residenti contro l'ipotesi di aprire un nuovo centro di accoglienza nella zona, ed è stato aperto un presidio in strada a cui ben presto si sono uniti anche esponenti di CasaPound.

La struttura in cui dovrebbero trovare asilo i migranti – il cui arrivo non è ancora stato calendarizzato – si trova in un'area di campagna tra la via Braccianese e l'Olgiata, al confine tra XIV e XV Municipio, e nelle scorse settimane la struttura era stata posta sotto sequestro per delle irregolarità nella ex scuola privata Socrate che era stata adibita a centro di accoglienza. Già quando era stata annunciata l'apertura del centro c'erano state molte proteste dei cittadini, appoggiati dai movimenti di destra, poi il sequestro aveva temporaneamente calmato gli animi. Ora che il bene è stato dissequestrato dopo aver sanato le irregolarità, Gabrielli ha ripreso in mano il dossier.

Il presidente del XIV Municipio, Barletta, ha annunciato la decisioned del prefetto dicendosi pronto a fare la sua parte, ma il Presidio dei residenti – creato lo scorso 5 maggio per opporsi al centro di accoglienza – è sceso in strada sulla Braccianese per dire no all'arrivo dei migranti, e sono state erette recinzioni e reti metalliche per ostacolare le manovre dei pullman che porteranno i migranti.

Pronti a nuove proteste anche gli attivisti di Casapound che in una nota avvertono: "Insieme ai residenti ci opporremo in tutti i modi all'arrivo dei profughi a Casale San Nicola". Il movimento di estrema destra denuncia l'assurdità di aprire un centro di accoglienza in una zona abitata da appena 250 famiglie, e la mancanza di comunicazione da parte delle istituzioni.

Foto da Facebook

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