Commissariamento del Comune di Roma? La decisione entro l'estate

Da parte del governo e del prefetto prevale la linea "garantista", anche per l'imminente Giubileo

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Commissariamento o no? Proprio nel momento in cui ri-esplode lo scandalo Mafia Capitale con un nuovo filone di indagini, si avvicina il momento di decidere il destino del Comune di Roma: sulla bilancia c'è la possibilità di uno scioglimento per infiltrazioni mafiose e di un lungo commissariamento.

La prossima settimana, probabilmente tra il 15 e il 16 giugno, il prefetto Franco Gabrielli dovrebbe ricevere la relazione di chiusura dei lavori della commissione di accesso varata dal suo predecessore Pecoraro, e mirata a capire se gli atti della giunta capitolina sono stati o meno condizionati da agenti esterni. La commissione, avviata a gennaio, avrebbe dovuto consegnare la relazione a marzo, ma poi i lavori sono stati prorogati di altri tre mesi. Gabrielli fa sapere di non avere anticipazioni sugli esiti dell'inchiesta interna.

Una volta ricevuta la relazione, che secondo indiscrezioni è "corposissima", il Prefetto avrà 45 giorni di tempo (quindi entro la fine di luglio) per formulare la sua valutazione, anche dopo aver ascoltato il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, per l'occasione allargato al Procuratore e ai pm che si stanno occupando dell'inchiesta. A quel punto la palla passerà al Viminale, con il ministro dell'Interno che, sulla base della valutazione di Gabrielli, dovrà effettuare una nuova istruttoria ed esporre i risultati al Consiglio dei ministri, da cui uscirà la decisione sullo scioglimento. Non prima, quindi, della fine dell'estate.

La valutazione finale, quindi, sarà soprattutto politica, e proprio per questo l'ipotesi del commissariamento sembra perdere consistenza ogni giorno che passa: Pd e Renzi, dopo mesi di incertezze, alla luce degli ultimi arresti sembrano aver deciso di appoggiare incondizionatamente il sindaco Marino, quindi una decisione contraria in Cdm appare improbabile. Anche la componente di centrodestra del governo, alle prese con inchieste come quelle che hanno toccato il sottosegretario Castiglione (fedelissimo di Alfano) sembra preferire il garantismo alla possibilità di mandare a casa il sindaco Pd.

Altro motivo che va a favore di Marino è l'imminente Giubileo: attraversare l'anno santo straordinario con un Comune commissariato per infiltrazioni mafiose non sarebbe un biglietto da visita desiderabile.

Tuttavia, al di là delle valutazioni politiche, la possibilità rimane, soprattutto se il nuovo filone di inchiesta dovesse avere nuovi sviluppi. A quel punto, Roma vedrà un lungo periodo di commissariamento: secondo i termini di legge, i comuni sciolti per infiltrazioni mafiose devono restare commissariati per un periodo che va dai 12 ai 18 mesi, prorogabili fino a 24. Per questo periodo, tutte le attività amministrative saranno gestite dal commissario straordinario (forse lo stesso prefetto). Al termine del periodo di commissariamento saranno indette nuove elezioni, a cui non potranno partecipare il sindaco, i consiglieri e gli assessori uscenti, compresi quelli municipali, che sarebbero incandidabili. In pratica un azzeramento della classe politica romana, con esiti imprevedibili alle urne.

Un altro motivo per giudicare improbabile uno scioglimento della giunta di Roma.

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