Emanuela Orlandi, caso archiviato. Il fratello: "Vicenda insabbiata"

Petizione online di Pietro Orlandi, fratello di Emanuela: "La scomparsa di una persona non si può archiviare"

31 ottobre 2015 - Pietro Orlandi, all’indomani dell'archiviazione dell’indagine sulla scomparsa della sorella Emanuela avvenuta nel 1983, in un'intervista a Radio Popolare si è detto molto rammaricato della decisione della procura romana.

"E' un tentativo che va avanti da 32 anni quello di far dimenticare questa vicenda [...] alla fine è sfociato in questa archiviazione. [...] Ad una verità, alla verità, bisogna arrivare: io devo capire cosa è successo a Emanuela, la verità la conoscono in molti, sia dentro che fuori dal Vaticano. E' una verità che ancora da fastidio a persone importanti [...] la responsabilità cadrebbe più sulle persone sulle istituzioni che queste rappresentano, per questo motivo si vuole tenere tutto così."

ha detto Pietro Orlandi, che ha ricordato le parole riferitegli da Papa Francesco pochi giorni dopo la salita al soglio di Pietro: il Papa gli avrebbe infatti detto "Emanuela sta ora in cielo" ma non avrebbe chiarito cosa intendeva con quelle parole, instillando nuovi dubbi su responsabilità e conoscenza del caso da parte delle alte sfere vaticane.

Tra ipotesi di complotto e ipotesi di rapimento, tra un omicidio mai dimostrato alla terribile possibilità di un mercato pedofilo nel quale era caduta Emanuela (cittadina dello Stato Vaticano), il fratello Pietro ancora non riesce a darsi pace.

24 settembre 2015 - Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, depositerà lunedì mattina presso il Consiglio Superiore della Magistratura le firme raccolte nella petizione contro l'archiviazione dell'inchiesta sul rapimento della sorella.

Si tratta di 80mila firme, ha spiegato lo stesso Orlandi, raccolte in quattro mesi e che testimoniano la vicinanza di molte persone alla famiglia Orlandi, che non ha mai ottenuto le risposte che cercava in merito alla scomparsa di Emanuela:

"Ci opponiamo alla richiesta di archiviazione presentata dalla procura di Roma. Non vorremmo che ci fosse la volontà di chiudere non solo un'inchiesta ma l'intera vicenda. Ci sono elementi indiziari, ancora da verificare, che riguardano la Banda della Magliana, chiudere il caso mi sembra una decisione assurda. Giancarlo Capaldo, il procuratore che si è occupato per anni di questa inchiesta, si è rifiutato di firmare la richiesta di archiviazione"

ha dichiarato Pietro Orlandi all'agenzia AdnKronos.

20 maggio 2015 - Dopo la richiesta di archiviazione presentata dalla procura di Roma sul dossier relativo alla scomparsa di Emanuela Orlandi il fratello Pietro Orlandi torna a battagliare duramente per chiedere che la sorella non venga dimenticata.

Orlandi, che da quasi 32 anni è protagonista di una battaglia per chiedere che venga alla luce la verità sulla scomparsa della sorella, sulla cui sorte si ricamano notizie di cronaca infondate o inverificabili dal giorno della scomparsa, ha deciso di lanciare una nuova battaglia affinchè non si spengano le luci degli inquirenti sulla storia della sorella: per questo motivo Pietro Orlandi lancia su Change una petizione, nella quale rivolge anche un appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella:

Signor Presidente,
mi rivolgo a Lei nella sua duplice veste di capo dello Stato, rappresentante di tutti gli italiani, e di supremo garante del corretto funzionamento della Giustizia, in quanto presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, per chiedere il Suo intervento affinché la Giustizia non subisca l'ennesima sconfitta cedendo il passo a chi vuole che la Verità non emerga. Come Lei ha giustamente sottolineato nei giorni scorsi “Mai rassegnarsi alla ricerca della Verità”.
La Procura di Roma, nella persona del Dottor Giuseppe Pignatone, ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sul rapimento di mia sorella Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori, accomunate da un unico filone d'indagine che ha messo in evidenza numerosi indizi, che avrebbero meritato maggiori approfondimenti a carico di sei indagati, sulla sorte delle due ragazze. Soprattutto fa indignare la mancanza di volontà nel proseguire nella ricerca della Verità dichiarando che “Il tempo trascorso dallo svolgersi dei fatti rendono impossibile lo svolgimento di ulteriori indagini”, nonostante nel corso dei tanti anni ci siano stati spunti investigativi mai approfonditi soprattutto per la mancanza di collaborazione da parte dello Stato Vaticano, di cui Le ricordo Emanuela Orlandi era cittadina. Un “diaframma frapposto tra lo Stato italiano e la Santa Sede” come fu definito dagli inquirenti.
In particolar modo ci furono azioni da parte delle autorità vaticane, volte ad ostacolare le indagini nel corso degli anni, respingendo rogatorie internazionali affinché alcuni alti prelati venissero ascoltati, non comunicando agli inquirenti il contenuto delle tante telefonate intercorse nel periodo Luglio - Settembre 1983 tra i presunti rapitori e la Segreteria di Stato vaticana, e negando l’esistenza di un dossier sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, riguardante un’indagine interna allo Stato Vaticano, esistenza del quale si evince grazie ad intercettazioni telefoniche.
Le faccio presente, signor Presidente, che la richiesta di archiviazione, oltre che dal Dott. Pignatone, che ha avocato a sé la presente inchiesta solo nel 2012, è stata firmata da due sostituti procuratori, uno dei quali mai coinvolto nelle fasi cruciali d’indagine, mentre “in dissenso” si è pronunciato il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, estromesso dall’inchiesta nei giorni scorsi, colui che più si è speso, per anni, nel filone d’inchiesta, che ora si vorrebbe definitivamente chiudere.
Il dissenso da parte del Dott. Capaldo, unito alle sue dichiarazioni pubbliche “Ci sono personalità vaticane ancora in vita che potrebbero fornire importanti indizi sulla scomparsa di Emanuela Orlandi” e i tentativi, di cui sopra, da parte del Vaticano di ostacolare le indagini, pongono dei seri dubbi sulla genuinità della richiesta d’archiviazione.
Fiducioso in una decisione del Gip a favore del proseguimento del cammino intrapreso verso l’accertamento della verità sul rapimento di Emanuela e Mirella, Le chiedo di valutare la situazione che si è determinata nel Palazzo di Giustizia più importante d’Italia, un tempo soprannominato “Porto delle nebbie”, epiteto che spero di non dover riproporre.
La scomparsa di una persona, che sia Emanuela, Mirella o chiunque altra abbia subito tale ingiustizia, non si può archiviare. Mai.
Con stima e fiducia
Pietro Orlandi

La richiesta è che non si spengano i riflettori della giustizia sul complesso caso della sorella, la cui sorte dopo il rapimento è a tutt'oggi avvolta nel mistero.

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