Flessibili, interinali, co.co.co.: sono 126.000 gli "atipici" romani

Flickr: elif ayseNel 2005, quasi la metà dei 75.000 neoassunti romani è rientrata nella categoria dei cossiddetti impieghi "non standard": belle cifre, quelle uscite fuori dalla ricerca dell'Ufficio Statistica del Comune di Roma. Si parla cioè di un lavoratore su due che si ritrova in mano non un contratto di lavoro a tempo indeterminato, ma contratti di collaborazione co.co.co, contratti a tempo determinato, periodi di prova, contratti a progetto. E il numero pare sia in aumento.

Un quadro abbastanza desolante, anche se in linea con la media nazionale dopo quasi cinque anni dall'introduzione di questo tipo di contratti. A usufruirne maggiormente sono ovviamente i giovani, diplomati o neolaureati in cerca di primo impiego, ma anche le donne e gli stranieri. Resta comunque un trend abbastanza preoccupante, visto che aumenta il senso di "incertezza per il futuro" nelle nuove generazioni.

C'è da aggiungere che in questo campo a Roma le cose sembrano andare meglio che nel resto d'Italia. Se in tutto il Bel Paese la durata media di un contratto a tempo determinato è di un anno, ad esempio, nella Capitale le possibilità di trovare contratti con durata più lunga (due o tre anni) sono quasi il doppio rispetto ad altre città. Così come anche le possibilità per un collaboratore o un lavoratore a tempo determinato di passare ad un contratto a tempo indeterminato sono leggermente migliori.

A fregarci, sono ovviamente i co.co.co e i co.co.pro., così amati dalle ditte del terziario (qualcuno ha detto call center?). La media nazionale, in questo caso, è del 43% dei contratti che non si "stabilizzano" (non diventano, cioè, un impiego a tempo indeterminato). Sapete qual è la percentuale romana, invece? Il 60%. Una cifra che dice molto.

foto | Flickr

  • shares
  • Mail
5 commenti Aggiorna
Ordina: