Roma in verde: alberi che vanno, alberi che tornano

Pincio disboscato

Oggi non basta più il patrimonio arboreo per rendere una città green e sostenibile, anche se i polmoni verdi dell’urbe hanno bisogno di gli alberi & Co. quanto i nostri per rigenerarsi, e l’equilibrio cromoterapico che garantiscono ad orizzonti in grigio asfalto, porta benefici al quotidiano.

Dai parchi ai viali, ogni giorno eredità secolari cresciute con la capitale vengono sradicate per sempre dalla cupidigia dell’uomo e dalla furia degli elementi, o solo potate troppo, anche se ogni tanto qualcuno ritorna.

La riqualificazione di Villa Borghese vanta la sostituzione di 105 pini, mentre il recupero delle aree verdi di Trastevere, dopo la potatura di pini, tigli e lecci, porta essenze di sottobosco (aralia e aucuba) e rose sevillane rosso vermiglio, nel triangolo di giardini di Piazza Belli, piazza Trilussa e Porta Maggiore.

A quanto pare anche la recente radura di viale Trinità de’ Monti, e l’alberatura decimata dall’attacco del Cerambice asiatico (Anoplophora chinensis ), danno il benvenuto a sedici lecci (Quercus ilex) già trentenni, alti più di tre metri, mentre tutti quelli che nascono, muoiono, e di tanto in tanto prendono fuoco nel Riserva del Litorale Romano, continuano ad essere oggetto di passeggiate rigeneranti a piedi, in bici, in battello, con le guide del CEA.

Foto | Pincio disboscato

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