Roma arDente: La Baia Blu a Monteverde


In principio fu Pierrot, poi, per molti anni, un ristorante cinese. In seguito venne La Goccia Blu, Capre e Cavoli e, da ultimo, U’ Pescatur, del quale vi abbiamo dato conto appena 4 mesi fa. È proprio sfortunato il locale in via Pio Foà 6, con la sua bella vetrata a parete che dà su Villa Pamphili, che cambia gestione più velocemente di quanto qualsiasi donna cambi guardaroba.

Ed eccoci qui, quindi, spinti a varcare per l’ennesima volta la soglia di questo ambiente accogliente su due livelli, verniciato di fresco nei toni dell’arancione dalla nuova gestione… che speriamo duri un bel po’. Ora è un ristorante sardo con specialità di pesce che si è trasferito qui da non molto lontano, ci spiegano, e si chiama La Baia Blu, in onore a quella, stupenda, dell'isola (la vedete in foto).

È la sera inaugurale, quindi ancora non tutto il menu è a regime, ma la scelta appare lo stesso ampia: prima di lanciarci su piatti più ‘consistenti’ proviamo gli antipasti misti caldi cui qualcuno non può fare a meno di aggiungere una porzione di crudi che comprende salmone e pesce spada marinati, gamberi, mazzancolle, un gambero rosso e un’ostrica a decorazione. Come dargli torto?

I caldi, invece, sono polpetti alla luciana, polpettine di neonata, un souté di cozze un tantino deludente e una strabiliante insalata polpo arrostito con rucola e scaglie di pecorino sardo che dovete assolutamente assaggiare.

Dopo aver placato i primi morsi della fame, con la dovuta attenzione e perizia ci mettiamo a consultare il menu per la scelta dei primi. La curiosità (che almeno a tavola non è solo femmina) ci orienta sulle paste sarde: i colurgionis con patate, salsa di pomodoro e gamberi, ottima premessa di ingredienti ma risultato finale un po’ slegato, e fregole vongole e bottarga. Io resto fedele ai sapori, pur variati, di casa mia e mi soddisfano davvero tanto i tonnarelli cacio e pepe arricchiti di cozze, presentati anche in maniera scenografica con il piatto contornato da una corolla di gusci.

Interessante opzione devono essere anche gli spaghetti alla vernaccia e pancetta, che però il padrone che ci ha preso le ordinazioni ci raccomanda a pranzo, in quanto piatto troppo pesante per la cena. Si vede che non ci conosce bene… comunque siamo arrivati al dolce: la classica seadas che però preferisco nella versione mignon proposta e cotta in forno. Pollice verso, invece, per la crostata di mirtilli, scongelata male, e ho detto tutto. Con acqua e una bottiglia di Vermentino in 4 spendiamo 135 euro, compreso lo ‘sconto’ inaugurazione.

Foto | Flickr

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