Statue di Roma: cominciamo a conoscerle


Abbiamo sempre l'impressione che ci stiano guardando. Testimoni mute delle nostre vite capitoline. Stiamo parlando delle statue romane, alle quali d'ora in poi dedicheremo una rubrica speciale. Per imparare a conoscerle, rispettarle di più, e perché no salutarle come si fa con un amico.

Non solo le statue famose, quelle parlanti o quelle nelle piazze e nelle fontane. No, ci piace partire dai busti di Roma che sono sparsi nei nostri parchi più belli e spesso vengono prese di mira dai maledetti vandali.

Scegliamo il busto di Lauro De Bosis al Gianicolo, presso al Faro. Un po' decentrato rispetto agli altri eroi garibaldini (per motivi storici). Lauro, scrittore e poeta, intellettuale italiano. Antifascista, celebre per il volo su Roma del 3 Ottobre 1931.

Nato a Roma nel 1901, Lauro De Bosis era di famiglia anconetana che, trasferita a Roma per affari, conservava nella città di origine una antica torre di guardia posta sulla riva del mare, al di sotto delle rupi del Monte Conero: la Torre di Portonovo. Questa torre era un luogo di ritrovo per amanti della poesia (vi era stato ospite anche Gabriele d'Annunzio), e anche Lauro vi si recava per cercare ispirazione. Il padre di Lauro, Adolfo De Bosis, fu il fondatore della rivista "Il Convito", nella quale pubblicarono anche Pascoli e Carducci. La madre, Lilian Vernon, era di origine statunitense ed amante anch'essa della letteratura e della poesia in particolare. Lauro De Bosis si laureò in chimica.

Lauro era oppositore del regime fin dalla marcia su Roma. Nel 1924 si recò negli Stati Uniti per tenere un ciclo di conferenze sulla situazione politica, storica e letteraria italiana e nel 1926 tornò ancora negli Stati Uniti per insegnare italiano alla Harvard University; in questa università esistono ancora una borsa di studio e un ciclo annuale di lezioni a lui dedicati. Nel 1927 scrisse Icaro, la sua unica opera poetica; il titolo di quest'opera è singolarmente profetico sul gesto che concluse la sua vita e fece di lui un eroe.

Nel 1928 fondò una associazione patriottica denominata Alleanza Nazionale[1], circostanza resa singolare dal fatto che decenni dopo un partito nato dalle ceneri del movimento neofascista abbia assunto proprio un'identica denominazione. Tale associazione aveva lo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica italiana sul valore della libertà, e aveva come scopo ultimo quello di far sì che la monarchia, il Vaticano e la destra si schierassero contro il fascismo. L'analisi di De Bosis era chiara: si rendeva conto di far parte di una stretta minoranza, e che la maggioranza del popolo italiano non era pronta per ribellarsi contro la dittatura (eravamo nel periodo cosiddetto del consenso) ed andava anzitutto rieducata al valore della libertà. L'associazione, naturalmente, date le leggi vigenti allora, doveva essere segreta, e poteva diffondersi solo con una rete di passaparola, da persona a persona, sempre con il rischio di essere scoperta. Sempre nel 1928, pubblicò ad Amsterdam il suo poema Icaro, con il quale vinse la medaglia d'argento nel concorso poetico tenuto in occasione dei giochi olimpici.

Mentre Lauro De Bosis era ancora una volta in viaggio negli Stati Uniti, per compiere un giro di conferenze nelle più importanti università, la sua associazione venne scoperta, gli aderenti arrestati e sottoposti al carcere per delitti di opinione. Lauro inizialmente pensò di farsi arrestare anche lui, quasi sentendosi in colpa per la sua condizione di libertà. Si trasferì invece in Francia, a Marsiglia, dove con determinazione preparò un piano che aveva lo scopo di risvegliare negli Italiani l'amore per la libertà.

Prese il diploma di pilota aereo e, senza alcuna esperienza di volo, si rese protagonista di una impresa che rimase alla storia: il 3 ottobre 1931, lasciò la Francia con un piccolo aereo da turismo (un Klemm l25) al quale, per di più, aveva svuotato il serbatoio a metà per non correre il rischio di essere bloccato all'aeroporto. Era infatti braccato dallo spionaggio italiano. Miracolosamente riuscì ad arrivare sul cielo di Roma con il suo aereo operando un lancio di volantini ostili alla dittatura. Erano due i testi diffusi su tutte le piazze di Roma e sopra il Quirinale, allora dimora reale: uno era rivolto al Re, al quale si chiedeva di essere degno dei suoi antenati fautori della libertà italiana, per non rischiare di alienare le simpatie che il popolo italiano aveva sempre avuto per i Savoia; l'altro testo era invece diretto ai cittadini, ai quali ricordava i valori risorgimentali e il primato della libertà.[2] Emulò così l'impresa che nel 1918 aveva portato D'Annunzio alla ribalta delle cronache dopo il volantinaggio su Vienna.

Tale storica impresa costò però a De Bosis la vita: dopo aver lanciato circa quattrocentomila volantini sul centro di Roma lasciò i cieli della capitale dirigendosi verso l'Isola d'Elba o la Corsica dove il suo aereo, rimasto privo di carburante, precipitò, come da lui previsto, nel Tirreno. La prova della consapevolezza del suo sacrificio consiste nel volumetto, pubblicato dopo la fine della seconda guerra mondiale, intitolato Storia della mia morte (Histoire de ma mort in francese).

Il 7 ottobre 2011 presso il Teatro sperimentale Lirio Arena di Ancona si è tenuta la rievocazione storica, in occasione dell’80º anniversario dell’eroico volo di Lauro de Bosis nel cielo di Roma, era presente l’ambasciatore Alessandro Cortese De Bosis discendente di Lauro De Bosis. L'interessante rievocazione ha illustrato come Lauro De Bosis avesse solamente meno di venti ore di volo praticate per lo più in Inghilterra e che il primo tentativo di volo su Roma fallì per un incidente di atterraggio in Corsica, dove fu costretto ad abbandonare il velivolo con tutti i volantini, svelato il piano tutto diventava più difficile. La seconda volta per non destare sospetti Lauro De Bosis fece venire un aereo dalla Germania a Marsiglia, dove spiegò ai tecnici tedeschi che doveva portare materiale pubblicitario a Barcellona e forse per il poco tempo a disposizione i tecnici non riuscirono a spiegare l'esatto funzionamento di tutti i diversi serbatoi di riserva dell'aereo, che De Bosis non aveva mai pilotato prima. Arrivato su Roma di sera, per evitare di essere intercettato, De Bosis volò a bassa quota sulla capitale lanciando un gran numero di volantini e sulla strada del ritorno forse non azionò il terzo serbatoio, del quale i tecnici tedeschi presumibilmente non gli avevano parlato, perché per arrivare a Barcellona come De Bosis aveva dichiarato, non era necessario, ma è solo una possibile spiegazione avanzata durante la rievocazione dello storico ed eroico evento.

Testo e riferimenti di Wikipedia

Foto by Rondone®

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