L'acqua di Roma si può vendere?


Roma, 5 Maggio 2012. Un corteo di più diecimila partecipanti (secondo le stime degli organizzatori) ha sfilato per il centro, tra piazza Vittorio e piazza Santi Apostoli, manifestando contro la decisione del Comune di procedere alla vendita del 21% delle quote azionarie di Acea.

"L'acqua non si vende, l'acqua si difende", "Roma non si vende. Difendiamo i servizi pubblici. Alemanno è contro la città", "La ricreazione è finita, giù la testa", "Fermare Alemanno e costruire la Democrazia dei beni comuni". Questi alcuni slogan e striscioni tra i manifestanti del comitato Acqua pubblica, di Rifondazione comunista, Idv, Pd, Wwf, Legambiente, Cobas, Sel.

"Pensiamo che l'acqua e i servizi pubblici siano un bene importante della città - ha detto Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio - che non può essere venduto ai privati. Lo hanno detto con chiarezza i cittadini con il referendum, in un momento di crisi economica come questo ancora di più, non sono questi i momenti in cui vendere i gioielli di famiglia".

La meta finale del corteo e della mobilitazione, che ha raccolto e raccoglie firme ed adesioni, doveva essere piazza del Campidoglio ma l'autorizzazione all'uso dello spazio è stata negata dallo stesso sindaco. Paolo Carsetti, rappresentante del movimento cittadino per l'acqua, ha commentato questo rifiuto:

"Si tratta di una cosa grave perché limitare gli spazi di democrazia soprattutto quando si trattano temi così importanti è un atto che calpesta la democrazia in questo Paese. Allo stesso modo con le delibere che si stanno discutendo in consiglio comunale si calpesta la volontà popolare espressa con il referendum. Non far manifestare le proprie idee sotto i palazzi in cui si prendono decisioni così importante credo che sia altrettanto grave"

"Io credo che i cittadini stiano comprendendo perfettamente – ha replicato Alemanno - che qui il problema non è quello di vendere l'acqua dei romani, perché l'acqua resterà dai romani, gestita da Ato2. Il problema vero è quello di fare una parziale privatizzazione di Acea per renderla più efficiente, dare servizi migliori e incassare risorse importanti che servono per le infrastrutture. L'acqua è e rimarrà pubblica e nessuno lo mette in discussione, bisogna però sconfiggere questa demagogia di basso livello".

  • shares
  • Mail