Pedalando a Roma dopo l'approvazione del Piano quadro della ciclabilità di Roma capitale

A ocean of bikes_Valerio Pirrera

Con la bici reduce della trincea d’asfalto tutta buche e trabocchetti e le ossa scricchiolanti, assisto all’approvazione del celeberrimo "Piano quadro della ciclabilità di Roma capitale". Sei anni di incubazione, 1.000 chilometri di piste paventati per il 2020 e 170 milioni da raggranellare ‘co sta crisi’ per realizzarli.

Pur sognando collegamenti ‘non interrotti’ sulla sponda destra del Tevere fino a Fiumicino, su via di Porta Ardeatina, tra piazzale Metronio e piazza Zama, via dell'Oceano Pacifico (tanto per citare quelli che userei di più nell’immediato) e un Grande raccordo anulare ciclabile (Grac) che ha il sapore del frutto proibito, è ovvio che a questo punto un ‘primo passo’ rallegra ma non entusiasma.

Sarà perché dopo l’ennesimo incidente che scampo, assisto a quelli di chi è stato meno fortunato di me, l’ultimo del ciclista investito da un’auto al Tuscolano.

In ogni caso ora aspettando di riparare la bicicletta, devo rimediare due ruote per la bicifestazione del 28 aprile, perché qui le piste, le leggi e i sogni sulla carta si sprecano ma in strada bisogna pedalare, meglio se tutti insieme, il 28 aprile ai Fori Imperiali, il 10 maggio con il Bike to Work Day, a fine maggio con la ciemmona interplanetaria, ogni ultimo venerdì del mese con la critical mass romana, tutti i giorni in città.

Foto | Flickr

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