Woody Allen & Roma, un incontro fra amanti disincantati


Ho aspettato un po' prima di scrivere questo post. Non è facile per me raccontare di questo strano e potenziale magico incontro. Ci sono almeno due dei miei dieci amori esistenziali che ne fanno parte. Roma, che resta sul gradino più alto, e lui, W.A., Allen Woody, un genio dell'Ironia, in senso greco.

Tanta, troppa attesa. Purtroppo era anche facile essere pragmaticamente scettici sul successo di questo matrimonio cinematografico. Roma soffoca da anni ormai, e Woody Allen è decisamente sul Sunset Boulevard da anche più tempo con rare eccezioni extra commedia (Matchpoint),

Tuttavia la Bellezza è immortale, questo lo sa anche il vecchio autore, e poi, con Midnight in Paris, ci era parso di ritrovare uno smalto (non dico le unghie affilate) quasi poetico, sicuramente romantico (e mai patetico) nella regia alleniana.

Prima di cliccare per la mia personale recensione, sono però curioso di conoscere la vostra. E fra chi ancora non lo ha visto, chiedere se ci andrà, se lo aspetterà in tv o in dvd, o se non lo vedrà mai.

To Rome with love, poteva essere una lettera d'amore particolare, magari tagliente. A Roma e all'Italia, e al cinema italiano da Woody sempre pubblicamente adulato (con il grosso sospetto di una mezza presa in giro, esattamente come farà nel film con la lirica, probabilmente l'episodio migliore, che ama e deride nel suo tipico stile).

E poi c'è Benigni, il genio di casa (non romana, tuttavia, e si nota). La solita sfilza di attori capaci e pronti a farsi sottopagare pur di mettere nel curriculum una parte per il Maestro (sui camei degli italiani c'è più compassione). Insomma, i presupposti c'erano.

Il film, invece, è più di una mezza delusione. Non voglio partecipare al coro dei pernacchi risentiti di quella italica critica giornalistica, evidentemente anche piccata dal ritratto satirico che gli viene cucito addosso, ma di certo non mi aspettavo le canottiere e le cavallerie rusticane proprio da uno spirito osservatore come quello di WA.

Insomma, mancano solo i mandolini e i baffi neri di Paolo Villaggio! Passi per la famiglia da "Turna a Surriento" che si fa mandare la mozzarella fresca da Napoli (?) tutte le mattine e tira fuori i coltelli per l'onore (talmente ridicola che ricorda quasi la trasformazione in panettieri siculi di Provaci ancora Sam, capolavoro assoluto) ma l'episodio degli equivoci e della giovane coppia para-verginale è degna dei peggior Vanzina.

Capisco l'omaggio al neorealismo italiano (ripeto: chi conosce Allen, sa benissimo che sono sempre complimenti a doppio taglio), ma non si può subire l'ennesimo ritratto fermo agli anni '50, a cominciare dai costumi, come sottolinea l'ottima recensone di cineblog.

E poi gli episodi non solo sono slegati, ma del tutto disordinati. Surrealismo, commediola, farsa e solita piccola seduta di anti-psicoanalisi-autobiografica con il canovaccio di sempre. Nemmeno mi va di dire che quest'ultima sia la migliore delle puntate, perché è troppo scontata dall'inizio alla fine.

Quello che posso aggiungere é che la fotografia risulta ovviamente molto bella, viene da dire che è facile con Roma sullo sfondo. Ma, sapete meglio di me, come non sia così facile oggigiorno dimostrarlo.

Le scelte di WA e le inquadrature sono cartoline da turista, forse banali, che nascondono i mali della Città Eterna, ma di certo sono bellissime. "Nell'ovvio c'è il vero" diceva Husserl. Spesso ce lo dimentichiamo.

Ecco perchè non posso biasimare troppo gli occhi di uno straniero, che farà sempre fatica ad abituarsi a certi panorami senza che venga colpito dalla "malinconia di Melpomene".

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