La capitale mondiale di tombini

Sono diventati il vero marchio di riconoscimento del manto romano. Ormai sono più numerosi dei sampietrini, sicuramente eguagliano le buche (che loro stessi aiutano a produrre). Stiamo parlando dei tombini di Roma. Un vero demone della mobilità, anche quella pedonale.

Ora poi si mettono pure a rubarli. Circa mille tombini in un anno per un costo di manutenzione che agli uffici municipali sfiora il mezzo milione di euro. Perché il ferro che se ne ricava viene valutato dai ricettatori fino a venti euro al quintale. Ed un tombino di circa dieci chili vale quasi un paio di euro.

Ce ne sono talmente tanti, che si può accumulare una piccola fortuna. Ma perché ci sono tutti questi tombini a Roma? Abbiamo fatto due passi al centro, tra Collegio Romano e Montecitorio, e come vedete dai video, avremo contato una cinquantina di tombini in poche centinaia di metri.

Ognuno col suo nome. Acea, Telecom, vecchi Sip, Fastweb, SPQR. Acqua, gas, luce, telefono, cavi in fibra, fogne e semplici canali di scolo. Possibile che non si possano integrare? Ma soprattutto come è possibile, che poi, quando piove, finiscano gli stessi per diventare controproducenti..?

Nessun romano ricorda di aver mai imboccato un sottopasso senza rischiare di finire sulla rotta dei tombini rischiando così l'osso del collo (soprattutto se in moto o in motorino). Eppure quando arriva la pioggia ecco che si allaga sempre lo stesso passaggio...

  • shares
  • Mail