Roma arDente: L’Arcangelo in Prati


Ritorno alle origini? Viaggio dalle emozioni forti? Itinerario di piacere? C’è un po’ di tutto questo in una paradisiaca (non a caso) cena all’Arcangelo, piccolo ristorante nel quartiere Prati che non si chiama così per manie di grandezza, ma perché è il nome di battesimo dello chef 40-45enne Arcangelo Dandini, le cui ricette, riunite in un volume, sono in vendita all’ingresso.

Molta sperimentazione all’interno del solco tracciato dalla tradizione, rivisitazione personale dei sapori antichi ripescati dai propri ricordi di bambino e una sapienza incredibile nel gioco dell’agrodolce sono i tratti della personalità di un menu che parte dalla romanità per abbracciare l’infinito e che è valso all’Arcangelo ben due forchette del Gambero Rosso.

Ma se non sono i titoli a impressionarvi, certamente lo farà, e positivamente, l’accoglienza che vi sarà riservata in questo ristorante, dove a far accomodare gli ospiti (aiutato da un valente cameriere e da un’esperta sommelier) c’è proprio lui, lo chef, in tenuta immacolata, a elargire consigli e, diciamocelo, a ricevere i complimenti delle signore alle quali regala compiaciuto anche qualche segreto di cucina. Insomma: Arcangelo Dandini ci mette la faccia, oltre alla sua inventiva e alle sue mani.

Da fuori farete quasi fatica a individuare il ristorante: due porte anonime con la cornice di legno e la vetrata opaca che si affacciano su un’illuminatissima parallela di piazza Cavour, particolarmente trafficata nelle ore del cinema. L’interno, invece, d’ispirazione retrò, ha un certo fascino negli accostamenti tra l’arte povera e gli specchi vagamente liberty, tra foto vintage e una parete in marmo che fa un po’ macelleria.

Ma il clou, com’è giusto che sia, arriva quando si è saldamente con i piedi sotto al tavolo e ci si lascia guidare nella scelta da chi sa, anche perché le pietanze, seppur ampiamente spiegate, portano nomi evocativi ma difficili da decodificare. Per chi ama il crudo da non perdere è la tartare di scottona, mentre se i vostri gusti sono più ruspanti il suggerimento cade sul ‘viaggio a Roca Priora’, piatto che si compone di frittata di ramolacce, sgombro, fegato di coniglio con pane speziato e ricotta di bufala con meringa.

L’antipasto migliore, a mio gusto, è una sorta di soufflé al pecorino con una salsina di miele davvero niente male: si scioglieva in bocca. Per primo io opto per una classica amatriciana preparata con una qualità dop di pomodorino, ma qualcuno azzarda la pasta e ceci con aringa rimanendone strabiliato: questo tipo di pesce, infatti, conferisce al piatto un che di affumicato che lo rende unico. Arcangelo ci dona anche un assaggio di tagliatelle con regaglie di pollo e sedano che non si dimenticano facilmente.

Per secondo vi consigliamo vivamente ‘l’agnello con l’ova’: bocconcini di agnello che non possono essere descritti, ma solo gustati, mentre la mia scelta cade sulle più classiche polpette di aliciotte fritte, servire con verdura croccante. Per concludere una bella zuppa con crema inglese (piatto invece tipicamente romano) e bigné all’arancia con canditi, unica nota stonata della cena a mio avviso: i bigné sembravano salati e l’aroma d’arancia appena accennato e indistinguibile.

Con acqua e un vino di medio corpo e medio prezzo (ci raccomandano La Maggiolina al posto del Nebbiolo che avevamo chiesto e che era esaurito), il conto arriva a 60 euro a persona: Arcangelo, dunque, almeno per me, è da riservare a una cena davvero speciale, quando vi assale quella voglia di qualcosa di diverso senza andare troppo lontano.

Ristorante L’Arcangelo
Via G.G. Belli, 59
Tel 06 3210992
ristorantelarcangelo@virgilio.it
Chiuso sabato a pranzo e domenica

Foto | Flickr

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