Emergenza rifiuti Roma: l'era post Malagrotta rimandata dal vertice in prefettura

rifiuti non differenziati Roma

Sotto casa mia è sopravvissuto un solo cassonetto verde, dei quattro distrutti dai camion che li svuota e mai sostituiti, nell’attesa infinita di quelli per la raccolta differenziata, che in ogni caso rischia di gravare sulla Tariffa Rifiuti come il costo del decoro (?), l’ennesimo rinvio per la chiusura di Malagrotta si avvicina, ma il vertice in prefettura di oggi, che avrebbe dovuto decidere sull’era post-discarica satura e l'emergenza rifiuti della capitale, si è preso ancora tempo per decidere.

Mentre i residenti di Malagrotta lamentano “tumori e acqua giallognola" in aggiunta all’inevitabile disagio di vivere al cospetto di una discarica vetusta, e quelli delle zone designate alle nuove discariche continuano a manifestare per scongiurarle, anche oggi sotto al ministero dell'Ambiente, la gestione efficiente dei rifiuti della capitale è rimandata ad altre verifiche, all’analisi dei dati tecnici raccolti nell’ultima settimana, a nuovi studi sui vincoli di Riano, Corcolle, Monti dell'Ortaccio, Allumiere (?) più volte proposta, mentre un'ulteriore proroga di Malagrotta sino a fine anno appare quasi certa, come la lunga odissea che ormai puzza da tempo.

Nel corso del vertice è arrivata anche la sentenza del Consiglio di Stato sulla costruzione del termovalorizzatore di Albano, sbloccata accogliendo il ricorso del consorzio Colari-Acea-Ama contro la sentenza del Tar del 2010 che l’aveva bloccata, per la quale i contrari alla sentenza non tarderanno ad ingrossare la folla in protesta, contro le decisioni che gli organi preposti continuano a prendere per il bene di tutti noi.

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