Da Cities fit for cycling a Salviamo i ciclisti: città più sicure per chi va in bici anche a Roma

cities fit for cycling-salviamo i ciclisti

Chi pedala nella giungla d’asfalto delle capitale tutti i giorni, sfidando i propri limiti e quelli della città, le intemperie e il pericolo di rientrare nelle tristi statistiche delle vittime della strada, sa bene quanto sia importante iniziare a cambiare il volto delle nostre città.

Non stupisce quindi nessun ciclista urbano l’ondata di adesioni scatenata dalla campagna Cities fit for cycling, proposta dal Times inglese per avere città più sicure per chi pedala, in segno di solidarietà per la collega Mary Bowers finita in coma dopo essere stata investita da un camion.

In Italia riprendendo gli 8 punti del manifesto del Times da implementare (dopo il salto), è partita l’analoga campagna Salviamo i ciclisti e il tam tam di adesioni che da Piciclisti, twitter e facebook, conta già diverse testate giornalistiche, oltre al gruppo aperto dei Ciclomobilisti e Biciclettari romani, i ciclonauti, il coordinamento Di traffico si muore, Ciclabili Roma, RomaMobilità, ciclospazio, e un numero crescente di romani che pedalano nel traffico di Roma...

Dal comunicato che trovate on line:

Gentili direttori del Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport, Il Messaggero, Il Resto del Carlino, il Sole 24 Ore, Tuttosport, La Nazione, Il Mattino, Il Gazzettino, La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Giornale, Il Secolo XIX, Il Fatto quotidiano, Il Tirreno, Il giornale di Sicilia, Libero, La Sicilia, Avvenire.

La scorsa settimana il Times di Londra ha lanciato una campagna a sostegno delle sicurezza dei ciclisti che sta riscuotendo un notevole successo (oltre 20.000 adesioni in soli 5 giorni). In Gran Bretagna hanno deciso di correre ai ripari e di chiedere un impegno alla politica per far fronte agli oltre 1275 ciclisti uccisi sulle strade britanniche negli ultimi dieci anni. In dieci anni in Italia sono state 2556 le vittime su due ruote, più del doppio di quelle del Regno Unito.

Questa è una cifra vergognosa per un paese che più di ogni altro ha storicamente dato allo sviluppo della bicicletta e del ciclismo ed è per questo motivo che chiediamo che anche in Italia vengano adottati gli otto punti del manifesto del “Times”:

1. Gli autoarticolati che entrano in un centro urbano devono, per legge, essere dotati di sensori, allarmi sonori che segnalino la svolta, specchi supplementari e barre di sicurezza che evitino ai ciclisti di finire sotto le ruote.

2. I 500 incroci più pericolosi del paese devono essere individuati , ripensati e dotati di semafori preferenziali per i ciclisti e di specchi che permettano ai camionisti di vedere eventuali ciclisti presenti sul lato.

3. Dovrà essere condotta un’indagine nazionale per determinare quante persone vanno in bicicletta in Italia e quanti ciclisti vengono uccisi o feriti.

4. Il 2% del budget dell’ANAS dovrà essere destinato alla creazione di piste ciclabili di nuova generazione.

5. La formazione di ciclisti e autisti deve essere migliorata e la sicurezza dei ciclisti deve diventare una parte fondamentale dei test di guida.

6. 30 km/h deve essere il limite di velocità massima nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili.

1. I privati devono essere invitati a sponsorizzare la creazione di piste ciclabili e superstrade ciclabili prendendo ad esempio lo schema di noleggio bici londinese sponsorizzato dalla Barclays
2. Ogni città deve nominare un commissario alla ciclabilità per promuovere le riforme.

Cari direttori, il manifesto del Times è stato dettato dal buon senso e da una forte dose di senso civico. È proprio perché queste tematiche non hanno colore politico che chiediamo un contributo da tutti voi affinché anche in Italia il senso civico e il buon senso prendano finalmente il sopravvento.

Vi chiediamo di essere promotori di quel cambiamento di cui il paese ha bisogno e di aiutarci a salvare molte vite umane.

Chiunque volesse contribuire al buon esito di questa campagna può condividere questa lettera attraverso Facebook, attraverso il proprio blog o sito, attraverso Twitter utilizzando l’hashtag #salvaiciclisti e, ovviamente, inviandola via mail ai principali quotidiani italiani.

Scaricate qui la lista degli indirizzi mail e diffondete...

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