Ignazio Marino dal barbiere: due giornalisti "sequestrati" dalla scorta

Brutto episodio con protagonisti due cronisti e la scorta del sindaco

marino

Il sindaco di Roma Ignazio Marino sembra essere una vera e propria calamita per le polemiche (e le figuracce). In neanche due anni di governo, ha collezionato un poco invidiabile primato di situazioni "discutibili", dalla Panda parcheggiata in Senato alle multe non pagate per il mancato permesso di circolazione nella ZTL. Ora si aggiunge alla lista un altro episodio poco edificante, e che oltre al sindaco della Capitale ha per protagonisti due giornalisti del quotidiano Il Tempo, Augusto Parboni e Pasquale Carbone.

Sabato pomeriggio i due hanno seguito il primo cittadino con l'intenzione di porgli delle domande sul nuovo piano per il traffico. Per farlo, decidono di aspettarlo fuori dal barbiere, nel quartiere Parioli, dove Marino si è recato accompagnato da diversi agenti della polizia municipale – nonostante, come non mancano di far notare in molti, il sindaco abbia spesso fatto vanto di rinunciare alla scorta.

I due cronisti, un giornalista e un fotografo, vengono quasi subito avvicinati da quattro agenti della scorta che, dicendo di appartenere alla segreteria particolare del sindaco, chiedono ai due i documenti. I due cronisti avevano nel frattempo scattato qualche foto al sindaco seduto sulla poltroncina di Rocco, uno dei tanti barbieri "dei vip" del quartiere. Gli agenti prima impediscono ai due di telefonare ("In questo momento non potete avere contatti con l'esterno"), poi chiamano sul posto altre due volanti della municipale e sequestrano la macchina fotografica, dopo aver intimato ai due di cancellare le foto. I giornalisti rifiutano, e si vedono accusati di "violazione della privacy".

Sono le 17.23 di sabato pomeriggio, e la brutta situazione si protrae fino alle 21 passate. Gli agenti minacciano i giornalisti di portarli in Questura e trattenerli 23 ore e 59 minuti se non cancellano le foto di Marino dal barbiere, neanche si trattasse di scatti compromettenti. I giornalisti, rinvendicando i loro diritti, oppongono continui rifiuti. Inizia una trattativa, gli agenti promettono che, in cambio delle foto, i due passeranno solo qualche ora in Questura. Al nuovo rifiuto, scatta il sequestro delle apparecchiature e il fotografo viene fatto salire su una delle auto per essere condotto in Questura. Continuano le proteste, con i due che chiedono di poter prima telefonare agli avvocati.

La storia si conclude con un epilogo degno di una commedia all'italiana. Inizia Juventus-Lazio, uno degli agenti è juventino, forse l'euforia per i due gol segnati dalla sua squadra contribuisce ad attenuare la tensione e alla fine i due giornalisti del Tempo vengono "liberati" assieme alle loro foto.

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