Violenza e giustizia nella Roma Criminale

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Efferata e inarrestabile, la spirale di violenza che imperversa nella capitale non accenna ad arrestarsi, nonostante in strada ci siano più volanti delle forze dell’ordine che veicoli privati, non certo per merito del blocco della circolazione o dei primi barlumi di mobilità sostenibile.

La Roma criminale che non lesina vecchi misteri e nuove verità, omicidi, esecuzioni, pestaggi del branco, guerriglia urbana, stupri, stragi di pedoni e ciclisti, non sembra avere né fine né alcun ritegno, e anche l’omicidio di una bambina di pochi mesi in braccio a suo padre, che indigna e scatena solidarietà, è destinato a non avere giustizia ma altra violenza.

A qualcuno può anche sembrare giustizia il corpo del magrebino trovato impiccato in un casolare al chilometro 14 di via Boccea, dopo che gli accertamenti e l'esame delle impronte digitali hanno confermato l’identità di uno dei due nordafricani ricercati per la sanguinosa rapina di Torpignattara, che il 4 gennaio scorso ha ucciso con un solo colpo il 34enne Zhou Zeng e sua figlia Joy di 6 mesi.

Per altri è solo un nuovo episodio della saga che fa più odiens (trasmissione tv che gioca con la storpiatura di audience e ŏdiens - participio presente di ŏdĭo spettatore e colui che odia) della Banda della Magliana, in una città annientata più dalla crisi dei valori che da quella economica, che ha le idee confuse sul concetto di giustizia, decoro e decenza, ed è sicura solo del fatto che la violenza non si arresterà. Intanto la caccia ai responsabili, alle cause di tutta questa efferatezza continua, anche se forse per comprendere davvero le cause basterebbe guardarci dentro.

Foto | Flickr

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