Apre a Roma il Centro per la tutela dei minori del Vaticano

La struttura è nata a Monaco per iniziativa della Pontificia Università Gregoriana

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Il potere riformatore di Papa Francesco continua a farsi sentire: ieri è stato presentato il Centre for child protection, nato quasi tre anni fa a Monaco di Baviera in seno all’Istituto di Psicologia della Pontificia Università Gregoriana e ora trasferito a Roma per volere del Pontefice, e che collaborerà in relazione sempre più stretta con la neonata Pontificia Commissione sulla tutela dei minori.

La Chiesa, dunque, cerca di fare pulizia al suo interno, sposando un approccio del tutto diverso da quello tenuto in precedenza, chiuso nella vergogna e nel silenzio e ripiegato su se stesso tanto da dare maggior risalto al recupero dell’abusante più che all’abusato e lo fa attraverso una nuova commissione a capo della quale – non a caso – il Papa ha messo il cardinale O’Malley, ai più noto per aver partecipato al conclave con il suo saio da cappuccino, ma in realtà grande fustigatore di pedofili in quel di Boston.

Il centro, comunque, vanterà anche la collaborazione degli specialisti del Dipartimento di Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’università clinica di Ulm e oltre ad adottare un programma formativo per la prevenzione degli abusi sessuali, condurrà attività di ricerca interdisciplinare promuovendo anche programmi di dottorato e organizzando conferenze internazionali sulla prevenzione e la tutela degli abusi.

Per ciò che riguarda lo specifico sguardo ‘interno’ alla Chiesa, i compiti più gravosi saranno caricati sulle spalle della commissione, che dovrà affiancare i vescovi nella gestione di eventuali denunce per pedofilia contro sacerdoti, ma l’obiettivo più ambizioso che ci si pone nel lungo termine, è certamente quello di dotare ogni conferenza episcopale nazionale di un interlocutore che s’interfacci direttamente con la commissione, per evitare spiacevoli casi di negligenza come quello recentemente emerso in Australia. A Roma, dunque, il coordinamento, ma poi la palla passerà alle chiese locali che dovranno attivarsi, soprattutto quelle di Africa e America Latina.

Foto | allthecolor

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