Rizzo e la carica dei dipendenti di Roma


Se Sergio Rizzo sul Corriere della Sera si mette ad indagare sui dipendenti del comune di Roma, direi che possiamo metterci comodi e leggere con attenzione. Emergono dati impressionanti. 62 mila dipendenti (stima per difetto, ci sarebbe da aggiungere circa 1.400 "fuori ruolo" ). Praticamente quasi quanto quelli del gigante bancario Intesa San Paolo (70 mila entro i confini nazionali).

Piú di Finmeccanica (45 mila) e piú di Enel (37 mila). Una cifra sbalorditiva, piú o meno gli abitanti di una città come Viterbo. Giá il solo numero dei dipendenti del Campidoglio, escludendo quelli delle società partecipate, risulta nettamente superiore alla media nazionale. Secondo l'Ifel, il centro studi dell'Associazione dei Comuni, in Italia i dipendenti comunali sono 459.591, con una proporzione di 7,59 per ogni mille abitanti. Nella capitale sono invece 9,10.

Va male anche il confronto con l'unica città che può competere con i numeri romani. A Milano (che aveva nel 2010 ben 16.097 dipendenti, cioè 12,15 per ogni mille abitanti) negli ultimi quattro anni sono diminuiti di quasi 1.500 unità. Mentre a Roma, al contrario, gli organici hanno continuato a crescere, soprattutto nelle municipalizzate.

Il Comune di Roma ha poi 21 partecipazioni dirette in altre società e detiene altri 140 pacchetti azionari. E si occupa un po' di tutto, dal caso unico italiano della compagnia assicurativa comunale: la Adir, Assicurazioni di Roma alla società costituita appositamente (da Veltroni) per monitorare quello che accade nelle municipalizzate.

Con Alemanno poi le assunzioni hanno proseguito l'ascesa trionfalmente. Parentopoli, fa capire Rizzo, è solo l'aspetto piú patologico del fenomeno. Il personale delle aziende che fanno capo al Campidoglio è cresciuto dal 2008 al 2010 di almeno 3.500 unità. Alla fine dello scorso anno l'Atac aveva 12.817 dipendenti: numero paragonabile a quello dell'Alitalia.

E la cosa assurda è che, come sbandierato ai quattro venti, dal bilancio consolidato del 2010 usciva un buco dell'ordine di grandezza di un miliardo di euro. A 701 milioni di perdite "portate a nuovo", cioè accumulate negli anni precedenti e mai ripianate, si sommava una perdita d'esercizio di 319 milioni. E questo a fronte di un capitale sociale di 300 milioni.

Fra i rifiuti non si rifiuta nessuno. I dipendenti dell'Ama erano invece 7.840. In due anni l'incremento è stato del 24%. Fra il 2008 e il 2010 gli organici sono aumentati di 1.518 unità. Nel bilancio dello scorso anno figuravano crediti verso utenti e aziende per la tassa sui rifiuti non pagata per la bellezza di 743 milioni di euro: poi svalutati a "soli" 436 milioni.

Anche all'Acea, l'unica quotata in Borsa e ancora controllata dal Comune di Roma, è festa di assunioni. Alla fine del 2010 i posti di lavoro erano 435 in più rispetto al 2008. Rizzo aggiunge anche la chicca geografica:

La società amministrata da Marco Staderini, ex presidente dell'Inpdap stimatissimo dal leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, paga 6.822 stipendi. Non tutti in Italia. Qualcuno a Santo Domingo, dove ha sede l'Acea Dominicana, qualche altro in Colombia, dove si trova il quartier generale di Aguazul Bogotà... Anche se il motivo per cui una municipalizzata controllata dal Comune di Roma debba andare a investire dall'altra parte dell'Oceano Atlantico continua a rimanere uno dei più grandi misteri del nostro tempo. Del resto, anche l'Ama non aveva forse tentato l'avventura internazionale, andando incontro a una disfatta in Senegal, dove la raccolta dei rifiuti nella capitale Dakar è costata svariati milioni ai contribuenti romani?

Insomma, per tirare le somme solo di queste tre principali aziende del Comune (Atac, Ama e Acea) si raggiungono i 27.479 posti di lavoro: 2.637 in più rispetto al dicembre del 2008. La crescita è del 10,6%. Ma il vero campione è un altro.

Nessuna società, però, ha battuto il record inarrivabile di Risorse per Roma. È l'«advisor», testuale dal sito Internet aziendale, «dell'amministrazione capitolina nelle attività di supporto per la realizzazione dei progetti di pianificazione territoriale urbanistica, rigenerazione urbana e valorizzazione immobiliare, promozione dello sviluppo locale e marketing territoriale...». Ebbene, per svolgere questa missione cruciale ha a libro paga 565 persone. Ben 338 (il 148,9%) più di quante ne avesse nel 2008, quando i dipendenti erano 227.

E poi dicono che c'è la crisi! Speriamo che Alemanno se lo ricordi quando varerà la manovrina locale. Intanto può sempre ripassarsi un libro di Rizzo e Stella, quando ha tempo.

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