Colosseo: restauro svela antico colore dei numeri delle arcate

Il restauro del Colosseo svela preziose tracce di colore rosso, risalenti all'antica numerazione assegnata alle diverse arcate

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Mentre le lunghe, delicate e costose operazioni di restauro del Colosseo, continuano a liberarlo dalla patina nera di sporco urbano e smog, l'acqua nebulizzata sulle sue pietre secolari ne riporta alla luce ben più dell'antico candore e colore del travertino .

Il simbolo più longevo e imponente della capacità ingegneristica dei Romani, inserito tra le “Sette meraviglie del mondo moderno”, dopo essere sopravvissuto alle insidie del tempo, della storia e dell'uomo, per secoli, non smette intatti di svelare tesori nascosti.

Il processo di recupero sembra infatti preservarne preziose testimonianze, come quelle appena rinvenute con le piccole ma inequivocabili tracce di colore rosso, con cui erano segnati i numeri sulle arcate dell'Anfiteatro Flavio, ad indicare anche da lontano gli ingressi nei diversi settori dell'arena, anche ne la cavea e le gradinate, con ingressi gratuiti ma suddivise per ceto sociale (come nei nostri stadi moderni).

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Bagliori di rosso che dopo quelli di ocra e di bianco, costituiscono una scoperta eccezionale, perché come spiega la direttrice del Colosseo, Rossella Rea "non ci aspettavamo che qualche traccia di rosso fosse ancora conservata", mentre la direttrice operativa del restauro, Cinzia Conti, sottolina come

"La conservazione di queste tracce, dopo la pulitura del travertino, conferma la delicatezza dell'intervento di restauro portato a termine dalla Soprintendenza. La nebulizzazione d'acqua rimuove lo sporco e il nero dello smog ma preserva le testimonianze antiche sottostanti".

Questo, anche se non manca chi lamenta macchie, livelli disomogenei di pulitura, patina dell'invecchiamento e palinsesto a rischio di sparizione, ottenuti dal processo di pulitura delle prime arcate.

Scarsi risul­tati che amareggiano Manuela Micangeli, presidente del consorzio Arké, decisa a pro­se­guire la bat­ta­glia contro i lavori di restauro eseguiti da personale di ditte edili, quindi non qualificato a trattare con materiale che richiede l'intervento di restauratori specializzati come loro, nei termini specificati nell'intervista rilasciata a Il Manifesto.

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